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Girgenti Acque sempre più indebitata: l'Ati punta a incassare oltre 830mila euro

Il privato non ha pagato il canone dovuto all'ambito, che sta agendo recuperando la polizza fidejussoria dalla banca nonostante il parere contrario dei commissari

Gestione del servizio idrico: non è ancora pronto nulla per il "post" Girgenti Acque, ma la società potrebbe non avere molto tempo, dato che tra i tanti debiti oggi si aggiunge un prelievo forzoso, anche se indiretto, di oltre 830mila euro.

Ma andiamo con ordine. L'assenza di una "strategia" per garantire il futuro del funzionamento del sistema idrico è emersa per l'ennesima volta con drammatica chiarezza stasera, quando alle domande dei sindaci si è risposto che non è ancora pronto (e non è chiaro quando lo sarà) nemmeno un riscontro completo e oggettivo sulla questione dei comuni non consegnatari, il cui iter di riconoscimento del diritto alla gestione diretta è ancora in alto mare, nonostante dovesse concludersi entro il 30 maggio.

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Allo stesso modo l'Ati ha confermato di non aver messo su il nuovo piano d'ambito né tantomeno gli atti che servirebbero per costituire l'azienda speciale consortile, forma di gestione su cui si vorrà puntare in futuro, come confermato stasera. L'impegno preso è qundi quello di chiudere le questioni in tempi rapidi, ma cosa significhi in realtà non lo sa nessuno. 

Il Cga conferma: restano i commissari prefettizi, ma accoglie il ricorso di Campione

Veniamo quindi al futuro del gestore, oggi messo in dubbio - non si sa oggettivamente in che misura - dalla stessa Ati. L'assemblea infatti sta agendo contro il privato recuperando coattivamente oltre 860mila euro, somme che si stanno prelevando direttamente dalla polizza fidejussoria depositata in banca dalla Girgenti. Questo nonostante il parere contrario dei commissari e il tentativo di mediazione della Prefettura. L'Ati ha deciso infatti di proseguire comunque con il recupero - autorizzato dalla banca - perché queste somme rappresentano una nuova freccia all'arco dell'Assemblea sul percorso della risoluzione del contratto: il mancato pagamento dei canoni da parte del gestore è infatti motivo di per sé di risoluzione espressa della convenzione.

Depuratori fuori norma, emessi decreti di pagamento per oltre 60mila euro

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