Gestione delle risorse idriche, l'Ati pronta alle diffide nei confronti dei "ribelli"

Riunione dei "non consegnatari" stamattina a Ribera: i sindaci hanno concesso all'Assemblea 15 giorni di tempo

(foto ARCHIVIO)

Valutare entro il prossimo 15 marzo le istanze presentate dai comuni "non consegnatari" per consentire agli stessi di fruire della norma che oggi prevede la gestione diretta delle infrastrutture idriche per quei territori rientranti all'interno di parchi naturalistici riconosciuti con risorse d'acqua "pregiata" e da quel momento in poi agire con specifiche diffide per riottenere le reti. Fatto questo, l'assemblea dei sindaci potrà riunirsi a fine marzo per deliberare, tutti insieme, la costituzione di un nuovo ambito, stavolta unitario. 

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Sono questi due dei più importanti risultati dell'incontro svoltosi stamattina a Ribera alla presenza dei sindaci di Ribera, Sciacca, Favara, Montevago, Cattolica Eraclea, Calamonaci, Grotte, Lucca Sicula, Villafranca Sicula, Raffadali, Siculiana, San Giovanni Gemini, Realmonte, Sambuca di Sicilia, Racalmuto, Porto Empedocle, Licata e Montallegro oltre che, ovviamente, del sindaco di Sciacca, Francesca Valenti, in qualità di presidente dell'Ati. Un incontro voluto dai "consegnatari" per ribadire l'urgenza e la necessità che, in vista di una gestione pubblica e diretta del servizio idrico tutte le risorse disponibili siano messe a disposizione dei comuni che compongono l'ambito.

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Una posizione che ha trovato d'accordo Valenti, che ha già avviato una interlocuzione con i comuni "ribelli" chiedendo loro di avanzare le istanze di richiesta di ricorso alla gestione diretta prevista appunto all'articolo 147 dalla legge sull'acqua approvata dall'Ars nel 2015 ("sono fatte salve…le gestioni del servizio idrico in forma autonoma esistenti, nei comuni che presentano contestualmente le seguenti caratteristiche: approvvigionamento idrico da fonti qualitativamente pregiate, sorgenti ricadenti in parchi naturali o aree naturali protette, ovvero in siti individuati come beni paesaggistici ai sensi del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio, di cui al decreto legislativo 22/01/2004, n. 42; utilizzo efficiente della risorsa e tutela del corpo idrico”), stante che, in realtà, tra i "ribelli" questa circostanza ricadrebbe solo in un paio di casi e che comunque garantirebbe ai comuni di gestire non le risorse (che sono e restano dello Stato) ma gli impianti. Una "opportunità" che in realtà anche alcuni sindaci "non ribelli" vorrebbero tentare di sfruttare. E tutti gli altri? Valenti ha spiegato che l'Ati sarebbe pronto a firmare le diffide per la riconsegna degli impianti, probabilmente un percorso in cui la Prefettura, in questo contesto, potrebbe fare la propria parte. I sindaci "consegnatari" hanno dal loro canto chiesto che questo avvenga entro metà marzo per consentire, poi, l'avvio di un percorso comune di creazione del nuovo ambito territoriale ottimale. E dal lì, assicurano, l'acqua pubblica potrebbe essere davvero ad un passo.

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