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(foto ARCHIVIO)

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Scoppia la polemica sulla società consortile, l'Ali: "Preoccupazione per un rallentamento del percorso"

Intanto il vicesindaco Trupia attacca il consigliere Firetto: "Si è astenuto, ma la sua amministrazione aveva approvato l'atto in seno all'Ati"

Si registrano le prime reazioni dopo la presa d'atto, con richiesta di modifiche ed integrazioni, dello statuto della società consortile da parte del Consiglio comunale di Agrigento.

Ad esprimere preoccupazione è, L' associazione Ali - Autonomie Locali Sicilia -, che raggruppa tutti i sindaci di centrosinistra e di cui è presidente il primo cittadino di Santo Stefano Quisquina, Francesco Cacciatore. La sigla, alla luce del voto, teme per "il rallentamento di un percorso verso la ripubblicizzazione dell'acqua intrapreso dai sindaci che compongono l'Ati di Agrigento. Questo rinvio del comune capoluogo - continuano - rischia inesorabilmente di compromettere il virtuoso iter e lasciare in mezzo al guado i comuni agrigentini che hanno individuato all’unanimità la costituzione di una azienda speciale consortile quale futura forma di gestione in provincia".

Consortile idrica, il Consiglio comunale vota lo statuto ma chiede modifiche

L'Ali auspica infine che "venga accelerato questo percorso nell’intera Regione Sicilia al fine di addivenire ad una riorganizzazione complessiva del settore che consenta cosi di poter attingere alle risorse finanziare del Recovery fund attraverso un piano di investimenti destinato all'efficientamento e all'implementazione del sistema idrico integrato e risolvere  così risolti gli annosi  problemi strutturali che la nostra regione si porta dietro da diversi anni".

Il voto di ieri sera, comunque, ha "scaldato" gli animi in aula "Sollano". A stigmatizzare l'astensione da parte dell'ex sindaco Lillo Firetto, nonché del già assessore ad Acqua e Rifiuti è il vicesindaco Aurelio Trupia. "Trovo molto strano - spiega - che chi ha prima votato, senza apporre alcuna modifica, questo statuto in sede di assemblea dei sindaci, oggi si astegna da prenderne semplicemente atto in Consiglio comunale. Che fine ha fatto la tanto auspicata continuità amministrativa?". 

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