"No alla gestione diretta del servizio idrico", due comuni impugnano il provvedimento dell'Ati

Intanto, sul fronte della società consortile, in questi mesi diversi centri hanno votato lo statuto, ma al momento mancano le città più grandi come Agrigento, dove si è già affrontato l’argomento in sede di conferenza dei capigruppo ma sembra restio a votare il punto

Il futuro del servizio idrico in provincia di Agrigento è tutt’altro che definito, e già si registrano le prime defaillance nello schieramento dei sindaci, partendo da chi ritiene sia stato negato un diritto alla comunità da lui amministrata.

A distanza di alcuni mesi dalla decisione dell’Ati sulla concessione dei privilegi previsti dall’articolo 147 (cioè la gestione diretta delle risorse idriche) a soli 8 comuni sui 16 che finora si erano tenuti fuori dall’ambito, sono arrivati i primi due ricorsi al Tribunale amministrativo regionale proprio da parte degli “esclusi”. Non tutti, sia chiaro: a scegliere la via legale sono stati al momento solo i comuni di Sambuca di Sicilia e Camastra. Entrambi contestano la decisione presa dagli uffici che, nei fatti, hanno scelto principalmente (o quasi) quei comuni che contano su risorse idriche dirette, escludendo gli altri.

I commissari al lavoro su una nuova pianta organica della Girgenti Acque, ma è solo "virtuale"

Intanto, sul fronte della società consortile, in questi mesi diversi centri hanno votato lo statuto, ma al momento mancano le città più grandi come Agrigento, dove si è già affrontato l’argomento in sede di conferenza dei capigruppo ma sembra restio a votare il punto in seguito ai dubbi manifestati dal dirigente del settore finanziario rispetto a quelli che potrebbero/dovrebbero essere gli impegni economici da parte dell’ente locale rispetto appunto alla gestione diretta e pubblica delle risorse idriche.

Era maggio: trasmesso ai comuni lo statuto della nuova società consortile

Questo “silenzio” da parte dei Comuni potrebbe portare l’Ati a scegliere di coinvolgere l’Assessorato regionale all’Acqua e ai Rifiuti, che aveva diffidato proprio l’assemblea agrigentina contestando il mancato aggiornamento del piano d’ambito e la mancata individuazione della nuova gestione post Girgenti Acque. Una necessità, quella di trovare una nuova strada, che potrebbe farsi via via sempre più urgente stante le condizioni di salute molto precarie dell’azienda che appare in grandi difficoltà economiche così come la gestione commissariale, che oggi segna un calo significativo del fatturato.

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