Venerdì, 12 Luglio 2024
L'approfondimento / Lampedusa e Linosa

Quei continui furti di motori ai barchini carichi di migranti: ecco come i pescatori tunisini si sono trasformati in pirati

I 4 sono stati fermati dopo che, in acque Sar Maltesi, c'è stato un naufragio: 5 i dispersi, fra cui un bambino; 37, oltre al cadavere di una trentacinquenne ivoriana, i migranti che vennero sbarcati a Lampedusa

Non solo i tentativi, ripetuti, di farsi consegnare i soldi e i telefonini che i migranti hanno in tasca. Ma anche e soprattutto i furti, e gli assalti falliti, dei motori dei barchini carichi di migranti che viaggiano verso le coste siciliane. E se i disperati, sud-sahariani ed asiatici in particolar modo, si oppongono agli assalti, non soltanto col peschereccio sbarrano il percorso della "carretta", ma intimidiscono mostrando coltellacci e speronano quei microscopici natanti che, fatti con metallo mal saldato, faticano a stare a galla. Sono diversi i casi sui quali la Procura di Agrigento, con a capo il reggente Salvatore Vella, hanno lavorato nelle ultime settimane. Casi che dimostrano come i pescatori tunisini si siano trasformati in pirati. Quattro i tunisini - dai 50 ai 43 anni - comandante ed equipaggio del motopesca "Assyl Salah" che sono stati fermati e il gip del tribunale di Agrigento ha già convalidato i fermi di indiziato di delitto, disponendo a carico degli indagati la misura della custodia cautelare in carcere. Per pirateria marittima, reato previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare di Montego Bay e dal codice della navigazione italiano, le pene previste sono fino a 20 anni di reclusione.

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Naufragi e barchini alla deriva, c'è una nuova e allarmante pratica: sempre più furti di motori delle "carrette" in navigazione

I 4 tunisini sono stati fermati - dalla squadra mobile di Agrigento, dalla sezione operativa navale della guardia di finanza e dai militari della Guardia costiera di Lampedusa – dopo che, in acque Sar Maltesi, il 23 luglio, c'è stato un naufragio: 5 i dispersi, fra cui un bambino; 37, oltre al cadavere di una trentacinquenne ivoriana, i migranti, originari di Costa d'Avorio, Gambia, Guinea, Camerun, che vennero sbarcati a Lampedusa. Dei 37, sedici vennero portati al Poliambulatorio per ustioni e ipotermia. I naufraghi hanno raccontato di essere partiti, erano in 43, forse 45, fra cui 3 bambini, da Sfax in Tunisia, sabato 22 luglio alle ore 22 circa. Il barchino sul quale i migranti viaggiavano, stando alle loro testimonianze, si è ribaltato dopo che è stato avvicinato da un peschereccio tunisino che ha tentato di rubare loro il motore dell'imbarcazione.

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Il racconto del tentato furto del motore della carretta non fu, per investigatori e inquirenti, una novità perché già a fine dello scorso aprile una bambina di 4 anni cadde in mare e annegò perché durante la navigazione l’imbarcazione fu abbordata da un peschereccio tunisino che tentò di rubare il motore. La prima volta che i migranti parlarono di furto fu lo scorso 26 marzo. Allora un natante di 7 metri, con a bordo 42 persone, venne trovato alla deriva e senza motore e i migranti parlarono di un peschereccio tunisino il cui equipaggio aveva rubato il motore.

peschereccio tunisino nel momento in cui è stato fermato2

Quotidianamente, quasi la metà dei barchini che vengono soccorsi sono senza motore. I migranti, che sbarcano a Lampedusa, raccontano, ai poliziotti della squadra mobile, d’averlo perso durante la traversata. Un incidente che può verificarsi, ma raramente. Mentre invece le “carrette” che vengono agganciate alla deriva, perché prive di motore, sono ormai in numero allarmante. Nel Mediterraneo ci sono delle bande di tunisini, a bordo di pescherecci, che rubano e poi rivendono agli scafisti i motori dei barchini. E quelli presi di mira sono i natanti carichi di gambiani, ivoriani, guineani, senegalesi, sudanesi e burkinabé. Non certo quelli con i connazionali a bordo.

“Questi arresti sono la conferma di quanto sia fondamentale contrastare l’immigrazione irregolare anche a tutela degli stessi migranti che finiscono nelle mani di criminali senza scrupoli che ne mettono a rischio la vita – ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi che si è appellato, ancora una volta, al “dovere di tutti gli Stati di agire insieme per sconfiggere questa piaga mondiale che riguarda i Paesi di origine, transito e destinazione delle vittime, per la maggior parte donne e bambini”.

peschereccio tunisino nel momento in cui è stato fermato

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