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Il feretro portato in spalla dai giocatori dell'Akragas

Il feretro portato in spalla dai giocatori dell'Akragas

«San Vito» gremita per l'ultimo saluto a Giovanni Alessi

Il feretro, accompagnato dagli applausi, è stato portato in chiesa dai giocatori dell'Akragas. Fuori, sui muri della parrocchia, foto e striscioni per ricordarlo sorridente e allegro, così come era quotidianamente

La frase che rimbombava sempre più era "non è possibile, non può essere davvero accaduto". Nessuno riesce a darsi pace per la morte dell'imprenditore agrigentino Giovanni Alessi, ucciso dalla furia del suo asino la sera di venerdì scorso; assassinato dalla sua passione, dalla sua voglia di creare una nuova oasi dove trascorrere tutto il suo tempo. 

Ieri pomeriggio la piazzetta dinnanzi la chiesa di San Vito era gremita. La polizia municipale ha dovuto chiudere la strada. Tante, oltre un migliaio le persone che hanno voluto partecipare all'addio di Giovanni. Il feretro, accompagnato dagli applausi, è stato portato in chiesa dai giocatori dell'Akragas, la squadra presieduta dal fratello Silvio. Fuori, sui muri della parrocchia, foto e striscioni per ricordarlo sorridente e allegro, così come era quotidianamente. 

A celebrare i funerali è stato don Vincenzo Lombino, che ha parlato a lungo della "generosità di Giovanni e del suo carattere, che lo ha reso amato da tutti". C'erano i collaboratori più stretti, quelli che Giovanni sceglieva uno ad uno per la riuscita dei suoi progetti. C'erano personalità della politica e della televisione, come il suo figlioccio Francesco Testi, attore ed ex partecipante del Grande fratello. Ma c'era anche tanta gente comune, conoscenti e amici. 

A ricordare Giovanni Alessi, dopo la benedizione della salma, è stato il medico agrigentino Piero Macedonio. Poi è stata letta la preghiera del pompiere dall'ingegnere Abruzzo, vice comandante provinciale dei vigili del fuoco, dove Giovanni Alessi ha prestato servizio prima come militare e poi come vigile discontinuo. 

Il feretro, portato fuori dalla chiesa anche dal fratello Marco, è stato poi accompagnato al cimitero di Bonamorone, dove è giunto anche il ministro dell'Interno Angelino Alfano, che arrivava dai funerali di Stato per le vittime del naufragio di Lampedusa. 

Un addio che nessuno aveva messo in conto, al quale in pochi tuttora riescono a credere. 

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