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Un momento dell'evacuazione delle palazzine Crea

Un momento dell'evacuazione delle palazzine Crea

La frana del Viale della vittoria, i consulenti in aula: "Non collegata col primo crollo"

Gli esperti, che hanno eseguito degli studi per conto della Procura, escludono un collegamento fra le colate di fango sulla parete accanto e il cedimento che provocò l'evacuazione di una settantina fra famiglie e attività

"Il piccolo cedimento lungo le pareti accanto al costone, nei pressi del locale Le dinamique, provocò delle colate di fango ma si tratta di un fenomeno del tutto diverso rispetto a quello avvenuto tre anni dopo".

I consulenti della Procura, Giuseppe Giambanco e Francesco Graziano, che hanno redatto una relazione sia sullo stato catastale che sulle cause della frana, rispondendo all'avvocato Rosa Salvago, mettono - almeno dal loro punto di vista - dei punti fermi sulla vicenda.

Il processo, in corso davanti al giudice Manfredi Coffari, è quello per il crollo del costone, avvenuto il 5 marzo del 2014, che provocò l'evacuazione dell'intero palazzo poco distante. Una settantina di famiglie e svariate attività, per anni, furono sgomberate. Sotto accusa, per l'ipotesi di reato di disastro colposo, l’ex sindaco e attuale assessore regionale Marco Zambuto, il dirigente dell’ufficio tecnico comunale, Giuseppe Principato, e i tre presunti proprietari dei terreni prospicienti il costone dei cosiddetti Palazzi Crea le cui condizioni fatiscenti avrebbero provocato la frana. Si tratta di Maria Isabella Sollano, 80 anni, e dei figli Valentina e Oreste Carmina, 54 e 50 anni. 

L'audizione dei consulenti del pm si è conclusa ed è stato aggiunto un altro tassello alla ricostruzione dei fatti. Il cedimento, di assai minore portata, risalente al 2011, nella parete distante alcuni metri, su cui ci furono delle colate di fango, non è da ritenersi collegato a quello, disastroso, che tagliò in due la città per un lungo periodo.

"Sono fatti del tutto diversi - hanno spiegato rispondendo anche agli altri difensori degli imputati, gli avvocati Antonino Gaziano, Silvio Miceli e Antonino Manto -, di certo bisognava attirare l'attenzione sulla zona ma in qualche modo è avvenuto". 

Zambuto e Principato, secondo quanto ipotizza l'accusa, "sapevano già due anni prima del crollo della grave situazione di pericolo”, tanto che avevano messo per iscritto anche un’ordinanza di messa in sicurezza ma senza preoccuparsi che venisse rispettata come, invece, impone la legge.

Ai proprietari dei terreni prospicienti il costone del viale della Vittoria viene contestato, invece, di non avere adempiuto ad un’ordinanza, emessa il 5 aprile del 2011 dallo stesso Zambuto. Si torna in aula il 5 luglio.

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