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Fotografia di un naufragio

Fotografia di un naufragio

Fotografia di un naufragio

La nave Concordia affonda nel nostro salotto e immobili si assiste real time al naufragio...

La nave Concordia affonda nel nostro salotto e immobili si assiste real time al naufragio. Venerdì 13 dopo la mezzanotte arriva la notizia: una Costa Crociere, con a bordo 4.200 anime, sta affondando. Naviga a soli 150 metri dall’Isola del Giglio e non vede lo scoglio, uno squarcio di 70 metri la farà inclinare sino ad inabissarsi quasi del tutto. E’ il Titanic italiano. La tragedia umana del 1912 ricompare sotto gli occhi di tutto il mondo, questa volta a colori, questa volta in versione live. Da quella notte, vittime, eroi e superstiti diventano protagonisti inconsapevoli della cronaca nazionale: video amatoriali, reportage giornalistici, servizi televisivi, fotografie, resoconti e polemiche. Telegiornali e talk show ricostruiscono, discutono, commentano. Le immagini fanno il giro del mondo, aumentando il loro bagaglio emotivo.

«La Stampa» apre la settimana con l’immagine di una torre in bilico. Scelta iconica di forte impatto, titolata: “Altri due morti, si cerca ancora”, una tragedia inconclusa che punta sul senso di responsabilità del comandante, protagonista indiscusso. “Il grande naufragio per un piccolo favore” è l’apertura del «Corriere della Sera», una prima pagina: severa, polemica, puntuale nella distinzione di colpevoli ed eroi. Insiste nella ricostruzione dei fatti «La Repubblica», alla ricerca di una verità che riemerge dagli abissi. Dalla scatola nera il racconto di quella notte, il conto delle vittime, le responsabilità e il rischio ambientale. Cattura l’attenzione una piccola immagine laterale: un bimbo avvolto nelle coperte, fra le braccia di un soccorritore. Il livello emotivo è alto, come il titolo de  «Il Messaggero»: “Angoscia per gli ultimi dispersi”. Angoscia, incoscienza, incubo sono le parole che avvolgono l’immagine di un salvataggio. 

La quantità di informazioni è enorme. La condivisione viaggia in parallelo su innumerevoli canali di comunicazione. La partecipazione è totale. Dopo solo qualche ora le prime immagini, la voce del comandante annuncia un guasto tecnico, le grida di paura, le espressioni di sgomento dei passeggeri, i tentativi dei soccorritori, la diretta sull’evento slitta da tv a tablet, da pc ad iphone. Le gallerie fotografiche dei siti web raccontano istante per istante l’evento. Non era il Titanic contro il suo Iceberg. Era una Costa Crociere contro un piccolo scoglio dell’Isola del Giglio, nel suo consueto giro notturno. La trama è diversa. Ma il potere mediatico è lo stesso, anzi, maggiore. Il medium permea la realtà, la raggiunge, la cattura, consente un’analisi che può non conoscere limiti. Ma il filtro invisibile dei media consente anche la drammatizzazione della storia, ne orienta gli sguardi, crea le condizioni per la costruzione di un’ipotesi di colpevolezza. E se i fatti non proseguono il loro corso, l’ipotesi si sedimenta nella memoria come verità. È il rischio del medium, è il rischio di una tecnologia che se sfugge al controllo umano ne fagocita le capacità.

Claudia Giocondo

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