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Omicidio a Raffadali:  Folla ai funerali di Mangione

Omicidio a Raffadali: Folla ai funerali di Mangione

Omicidio a Raffadali: Folla ai funerali di Mangione

Don Ferranti nell'omelia: "Oggi alcuni vivono come se esistesse la legge del taglione"

Si sono svolti oggi pomeriggio, a Raffadali, nella chiesa di Sant’Antonino, i funerali di Pasquale Mangione. Il sessantanovenne pensionato raffadalese, ucciso brutalmente lo scorso 2 dicembre, nelle campagne di contrada Modaccamo, lungo la statale che da Raffadali conduce a Cianciana. Seppur capiente, la chiesa non è riuscita a contenere il gran numero di parenti, amici e semplici conoscenti del pensionato, che si sono stretti attorno ai familiari e in particolare alla moglie, ai suoi quattro figli, ai nipoti e all’unico pronipote.

Tanto, che gran parte della piazza antistante la chiesa, era anch’essa quasi gremita. Ad officiare la cerimonia funebre è stato il parroco di Sant’Antonino, don Salvatore Ferranti, che ha così esordito nella sua omelia: “Oggi il brano del Vangelo è molto esigente nei nostri confronti: ci chiede di amare gli altri incondizionatamente”. Senza mai fare poi specifica allusione all’uccisione di Mangione, don Ferranti ha fatto un’amara constatazione sul decadimento dei valori della nostra società e ha così proseguito: “Oggi purtroppo, come si usava ai tempi di Gesù e fino al medioevo, vige per alcuni la legge del taglione, dell’occhio per occhio, dente per dente. Gesù invece ci insegna ad amare gli altri e a porgere l’altra guancia dopo aver ricevuto un’offesa. Solo così e con la preghiera possiamo sperare di salvarci”.

Al termine del rito funebre non c’è stato il tradizionale saluto ai familiari che, per bocca del parroco, hanno ringraziato tutti i presenti per la loro vicinanza. Intanto sul fronte delle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Arianna Ciavattini, qualche passo avanti pare sia stato compiuto. Un grande impulso è stato dato dalle risultanze dell’esame autoptico, compiuto dal medico legale, prof. Livio Milone, che ha evidenziato come prima che l’assassino scaricasse due colpi di calibro 7,65 su Pasquale Mangione, ci sia stata una colluttazione, durante la quale qualche cartuccia è finita a terra.

È facile intuire quindi che nel probabile corpo a corpo tra i due, qualche traccia di Dna dell’assassino possa essere stata ritrovata sul corpo del Mangione. Tracce che però potrebbero essere state perse o contaminate dopo che alcuni animali selvatici hanno infierito sul cadavere. La Polizia Scientifica ha inoltre effettuato diversi rilievi sul posto alla ricerca di tracce e impronte, eventualmente da riscontrare con altri reperti. Oltre che sul piano prettamente scientifico, le indagini proseguono anche a livello ambientale.

Si cerca cioè, attraverso gli interrogatori di parenti e conoscenti e cercando di ricostruire gli ultimi spostamenti di Mangione, di trovare un possibile movente per l’assassinio e da qui risalire poi all’esecutore. In concreto le indagini proseguono in ogni direzione, in attesa che qualche testimone, magari anonimamente, le indirizzi verso una pista precisa.


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