Domenica, 21 Luglio 2024
Ospedale "S. Giovanni di Dio"

C'è chi rischia di perdere un arto e chi ha il terrore di non rimettersi in piedi: l'empatia e la professionalità di Fisioterapia compie anche miracoli

Chi sperimenta in prima persona l'abnegazione, il supporto, le attenzioni e le capacità dei terapisti e dei medici dell'ambulatorio, del D-H e della degenza di Medicina Riabilitativa non dimentica quella che è un'eccellenza sanitaria

"Non sembra neanche il 'San Giovanni di Dio', non sembra proprio di stare ad Agrigento". Parole ricorrenti fra i pazienti dell'ambulatorio di Fisioterapia che, come il D-H, fa parte di Medicina riabilitativa. Frasi che esprimono, a cuore aperto, stima, plauso, riconoscenza per medici, terapisti e operatori sanitari che ogni giorno si destreggiano con centinaia e centinaia di agrigentini. Parole che frantumano il preconcetto che si ha, talvolta immotivatamente, altre volte legittimamente, della struttura di contrada Consolida.

L'ambulatorio di Fisioterapia, il D-H e l'area degenza di Medicina riabilitativa - guidati dal primario Fausto Crapanzano - sono luoghi dove si soffre. Dove si entra doloranti, acciaccati, immobilizzati, dove ognuno porta il suo carico psicologico di ansia, paure, frustrazione, senso di smarrimento e incertezze. Chi attraversa quei corridoi al primo piano ha, molto spesso, il terrore di non riuscire più a essere come prima. Ci sono pazienti, tantissimi, che hanno subito delicati interventi chirurgici, gente che è stata coinvolta in gravi incidenti (stradali, domestici, lavorativi) e persone che, dall'oggi al domani, scoprono di avere "problemini" alla colonna vertebrale, ma anche chi a causa dello stress, all'improvviso, ha perso efficienza muscolare. C'è chi rischia davvero di perdere un arto, di restare invalido. Chi vuole, anche se è consapevole che non tornerà più come prima, rimettersi in piedi e chi ha bisogno di una mano d'aiuto per tamponare dolore e movimenti non più efficienti. 

Si arriva tristi, preoccupati, ansiosi, spesso terrorizzati in questo "angolo" del "San Giovanni di Dio". E se non dalla prima, almeno dalla seconda o terza seduta del primo ciclo di fisioterapia, si esce - dopo i trattamenti (massaggi, palestra, terapie fatte con appositi macchinari) - ancor di più doloranti, ma con il sorriso. I terapisti dell'ambulatorio di Fisioterapia, oltre a nome e cognome, sul camice dovrebbero farsi ricamare una parola chiave: empatia. Perché hanno davvero la capacità di sentire quello che il loro paziente sta vivendo. Sono consapevoli, anche per esperienza professionale, del dolore che prova chi hanno per le mani. Ma comprendono, e lo fanno dopo appena un paio di sedute, il "carico" psicologico che ognuno dei pazienti si porta dietro. Quei nomi: Assunta, Maurizio, Carmelo, Rosalia, Loredana, Salvatore, Teresa, Giuseppina, Adriano, Giulio, Salvatore diventano all'improvviso i nomi di persone che pare si conoscano da sempre, se non di familiari quantomeno di amici. E in quell'ambulatorio di Fisioterapia, ogni paziente inizia a muoversi quasi come se fosse a casa, senza alcuna remora, senza ritrosia. Ma affidandosi e fidandosi.

L'ambulatorio di Fisioterapia dell'ospedale "San Giovanni di Dio"

Capita anche, certo, che qualcuno dei pazienti che affollano la sala d'aspetto, sotto le scritte "palestra" e "piscina", mugugni perché sta aspettando già da un po', perché "è entrato chi è arrivato ed ha firmato dopo". E' forse inevitabile, almeno all'inizio del quotidiano via vai dall'ambulatorio di Fisioterapia. Inevitabile, normale, perché non si conosce il funzionamento del sistema: se dei macchinari sono liberi è scontato che venga fatto entrare e venga trattato anche chi è arrivato dopo rispetto a chi invece deve, ad esempio, far palestra e tutti i lettini e le apparecchiature sono già occupati. Il meccanismo lo si comprende però quasi subito e chi va avanti fra cicli e cicli di sedute di fisioterapia, lo spiega alle "new entry". Quando la porta, che separa la sala d'attesa dalla palestra e dalle stanze di trattamento, si apre si è appunto a "casa": il paziente sa di dover soffrire, e anche tanto, ma è anche consapevole del fatto che sta combattendo - e non da solo, ma con i suoi terapisti-amici - una battaglia. 

Anche al "San Giovanni di Dio", dove Medicina Riabilitativa aspetta di vedersi assegnare un'area più grande e capiente per la degenza dei pazienti, esistono delle eccellenze sanitarie. Ordinariamente si parla, tanto in strada quanto sul web, soltanto di quello che non funziona, dei ritardi nell'assistenza o dei casi di presunta malasanità. Chi invece sperimenta in prima persona l'abnegazione, il supporto, le attenzioni e le capacità professionali dei terapisti e dei medici dell'ambulatorio, del D-H e della degenza di Medicina Riabilitativa non passa oltre e non dimentica. Certamente fisioterapisti e medici non sanno fare i miracoli, ma ci provano. E talvolta ci riescono anche. 

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