A "caccia" di vita nei pianeti extra-solari, parla l'astrofisico Antonio Maggio

Con il suo intervento “Cronache da altri mondi”, il ricercatore ha parlato al Festival delle Scienze degli oltre 3500 mondi che orbitano attorno a stelle lontane

Antonio Maggio

Sono migliaia i pianeti sparsi per l’universo, tra questi è possibile scoprire tracce di vita? A questa domanda ha cercato di dare delle risposte l’astrofisico palermitano Antonio Maggio, ospite della seconda serata del Festival delle Scienze, al Tempio di Giunone.

Con il suo intervento “Cronache da altri mondi”, il ricercatore associato presso l'Osservatorio astronomico di Palermo, ha parlato agli spettatori degli oltre 3500 pianeti extra-solari, che orbitano attorno a stelle lontane. Gli esperti sono impegnati a capire quanto siano comuni o rare le condizioni di abitabilità della Terra anche in questi pianeti distanti anni luce.

La ricerca sui pianeti extra-solari è piuttosto recente, ma ha già dato i primi risultati, cosa è stato scoperto?

“In effetti, si tratta di un campo di ricerca piuttosto giovane, basti pensare che il primo pianeta extra-solare è stato scoperto negli anni Ottanta. Ma i risultati sono già soprendenti. Si è scoperto che esiste almeno un pianeta per ogni stella ed un trenta per cento di questi, sono molto simili alla terra, per cui ci potrebbero essere delle possibilità di vita. Per questo ci sono volute varie missioni, sia su terra grazie, ad esempio, al telescopio ‘Galileo’, che si trova sulle Canarie, sia con strumenti scientifici che volano in orbita a bordo di satelliti”.

Qual è adesso il prossimo passo?

“Si stanno progettando strumenti daranno la possibilità di studiare le atmosfere di questi pianeti, quindi le tracce di composti organici, o comunque di ossigeno o metano, che noi sappiano sulla terra essere dovute a forme di vita. Quando e se le troveremo, avremo un’indicazione in più sulla possibilità di vita in questi pianeti”.

Come hanno risposto gli agrigentini a queste divulgazioni scientiche?

“C’è stata una partecipazione notevole. Io sono stato presente sia alla conferenza, sia ai laboratori in piazza a Favara, e la risposta della gente è stata straordinaria. C’è voglia di ascoltare e apprendere, nonostante la complessità degli argomenti”.

Qual è lo stato della ricerca in Italia?

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“Purtroppo, le attività vengono svolte con molte difficoltà principalmente economiche. Basti pensare che la quantità di fondi destinati alla ricerca in Italia non raggiunge neanche l’un per cento del Pil. Di contro, però, il nostro Paese è uno di quelli che, a livello mondiale, contribuisce di più a scoperte e ricerche in campo astronomico. Facciamo del nostro meglio ma è molto difficile, specialmente per le giovani generazioni”.

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