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"Violentò e picchiò la cognata", in aula il padre della vittima

L'uomo ha raccontato la storia di abusi che gli era stata riferita dalla figlia

“Mia figlia mi disse che era stata violentata dal cognato, l’ho saputo dopo alcuni giorni. Mi ha raccontato anche di essere stata afferrata per i capelli e picchiata perché voleva rubarle l’auto”. Drammatica testimonianza, ieri mattina, di un favarese, padre di una donna che avrebbe subito abusi da parte del familiare. Ma la vicenda raccontata dal teste in aula, davanti ai giudici della seconda sezione penale, è ancora più intricata perché una seconda donna, sorella della vittima, è imputata con l’accusa di averla picchiata durante una lite maturata in quei giorni, nell’estate del 2015.

La deposizione è stata particolarmente lunga e tormentata. Il presidente del collegio Luisa Turco (gli altri giudici a latere sono Giuseppe Miceli e Antonio Genna) ha dovuto anche cimentarsi nell’inedito ruolo di interprete perché il favarese, del tutto analfabeta tanto che non ha potuto leggere la formula del giuramento, non riusciva a parlare in italiano ma si esprimeva solo in dialetto stretto disorientando del tutto la pm romana Simona Faga e, a tratti, la stessa presidente del collegio. “Mia figlia mi ha raccontato – ha detto il teste – di avere incontrato il cognato mentre andava a scuola ad accompagnare la figlia. Mi ha detto che aveva la lambretta (ci vogliono almeno dieci secondi per avere la certezza che “la lapa a tri roti” fosse proprio la lambretta) e sosteneva di essere rimasto a piedi. Le ha chiesto le chiavi della macchina e con una scusa ha cercato di rubargliela. Si è avvicinata per riprendersela ed è stata picchiata con violenza dopo che le ha tirato i capelli”. La vicenda matura in un contesto di profondo degrado sociale. 

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