"Nessun accordo per truccare appalto milionario", cancellate sei condanne

I giudici della Corte di appello scagionano quattro imputati, la prescrizione fa cadere le altre accuse

Non ci fu alcun accordo per truccare la gara di appalto, secondo i giudici della Corte di appello di Palermo o, almeno, non furono gli imputati di questo stralcio ad avere un ruolo nella turbativa d'asta. Né furono falsificate fatture e atti per una perizia di variante. Resta il dubbio su alcuni subappalti, in quel caso vietati dalla legge, che sarebbero stati eseguiti: in ogni caso il decorso del tempo e la prescrizione hanno spazzato via tutto. Il risultato è che sei condanne, decise in primo grado dal giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, sono state cancellate.

È stata emessa ieri mattina, dopo una serie di rinvii per integrare l’istruttoria, la sentenza del processo di appello, a carico di sei imputati, scaturito dall’operazione “Kainè trapeza” su un presunto appalto milionario truccato al Comune di Favara. I giudici della prima sezione della Corte di appello di Palermo, presieduta da Adriana Piras, hanno assolto quattro imputati da tutte le accuse, disponendo il non doversi procedere, “per avvenuta prescrizione”, di tre accuse contestate ai due imputati assolti e ad altri due. 
L’inchiesta, il 7 febbraio del 2013, ha fatto scattare tre arresti. Gli imputati dello stralcio abbreviato (per altri quattordici fu disposto il rinvio a giudizio e il dibattimento non si è ancora concluso) sono i favaresi Michelangelo Palumbo, 50 anni, ritenuto un collaboratore dell’impresa Gng; Antonella Nobile, 41 anni, con lo stesso ruolo del primo; Gaetano Lo Porto, 53 anni, considerato il titolare di fatto dell’impresa “Gl costruzioni”; Assunta Caruana, 53 anni, amministratrice unica della stessa società; Antonio Iacolino, 61 anni, e il figlio Calogero, 30 anni, responsabili di un’impresa che commercializza materiale elettrico. Le accuse contestate erano di turbativa d’asta, falso, truffa, corruzione, rivelazione di segreti di ufficio, favoreggiamento, omessa denuncia e frode in pubbliche forniture. Al centro dell'inchiesta c'è la presunta turbativa della gara, bandita nel 2008 dal Comune di Favara, per lavori di consolidamento e riqualificazione degli orti urbani.

La tesi della Procura è che in realtà i lavori sarebbero stati eseguiti anche dalla Gng che era tra quelle escluse. Il gup Francesco Provenzano, il 17 luglio del 2014, al termine del processo in abbreviato, ha inflitto un anno e sei mesi a Palumbo, sei mesi a Nobile, un anno e sei mesi ciascuno ai due Iacolino, 6 mesi di reclusione e 90 mila euro di ammenda ciascuno a Lo Porto e Caruana. I difensori (gli avvocati Leonardo Marino, Giovanni Castronovo, Tanja Castronovo, Salvatore Virgone e Salvatore Tirinnocchi) hanno impugnato il verdetto. Nella tarda mattinata di ieri, la Corte di appello ha assolto Palumbo e Nobile dall’imputazione di turbativa d’asta, il solo Palumbo, sempre con la stessa formula (“il fatto non sussiste”), è stato scagionato dall’imputazione di avere falsificato degli atti relativi a una perizia di variante. I due Iacolino, accusati di false fatturazioni per una vicenda connessa a quella principale al centro dell’inchiesta, sono stati assolti. Non doversi procedere, per avvenuta prescrizione dei reati, visto che si trattava di fatti molto vecchi risalenti fra il 2008 e il 2011, per tre ipotesi di violazione del divieto di subappalto contestate a Palumbo, Nobile, Lo Porto e Caruana. 
 

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