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Cronaca Favara

"Tumore mortale scambiato per escrescenza", chiesta conferma condanna per un medico

Imputato il dermatologo Giuseppe Vitello, per il pg di Palermo la pena di cinque mesi di reclusione va confermata

Secondo il sostituto procuratore generale di Palermo, Rosalia Cammà, la condanna a cinque mesi di reclusione, per omicidio colposo, inflitta al dermatologo favarese Giuseppe Vitello va confermata. In subordine è stato chiesto il non doversi procedere per avvenuta prescrizione del reato. 

La sentenza di primo grado è stata emessa dal giudice monocratico di Agrigento Luisa Turco il 24 giugno di due anni fa. Vitello è stato anche condannato al risarcimento del danno ai familiari della vittima, parte civile con l'assistenza dell'avvocato Maria Alba Nicotra, con una provvisionale, vale a dire un anticipo da pagare subito, di 20mila euro. 

Il medico era accusato di avere scambiato una massa tumorale per una banale escrescenza prescrivendo al proprio cliente una cura con farmaci. Vitello, secondo il giudice, avrebbe provocato la morte di Vincenzo Arancio, dipendente di un ristorante, deceduto il 20 agosto del 2010. L’uomo, sposato con tre figli, aveva 50 anni.

Vitello, difeso dagli avvocati Giuseppe Barba e Diego Galluzzo che illustreranno la propria arringa il 16 maggio, non si sarebbe accorto della patologia tumorale tranquillizzando il paziente e sottolineando che non si trattava di nulla di grave. Arancio accusò i primi disturbi nel gennaio del 2005. Ritenendo che il fastidio anale fosse un semplice problema di pelle andò dal dermatologo. Vitello, secondo la ricostruzione dei fatti, avrebbe prescritto delle terapie con farmaci e bruciature diagnosticando una semplice escrescenza.

Solo due anni dopo i primi disturbi si scoprì, attraverso una biopsia, che si trattava di una forma tumorale e in particolare di un carcinoma.

“Fin dall’inizio, come hanno spiegato i consulenti tecnici, - aveva incalzato il pm Elenia Manno durante la requisitoria del processo di primo grado - sarebbe stato semplice accorgersi  che non si era davanti a una semplice escrescenza o, quantomeno, per fugare ogni dubbio bisognava eseguire accertamenti istologici per verificare la natura dei tessuti. Se tutto ciò fosse stato fatto – aveva aggiunto il pm – Vincenzo Arancio si sarebbe salvato e l’evoluzione del quadro clinico poteva essere del tutto diversa”.

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