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"Non perseguitò la moglie per 5 anni ma la picchiò", condannato 49enne

L'uomo è stato riconosciuto colpevole di averla colpita al volto provocandole un trauma facciale ma è stato assolto dall'accusa di stalking

Assoluzione per l'accusa di stalking, condanna a 3 mesi per quella di lesioni. Questa la sentenza del giudice monocratico di Agrigento, Manfredi Coffari, nei confronti di A.L., 49 anni, di Favara, accusato di avere perseguitato la moglie per 5 anni e di averla colpita al volto, in una circostanza, provocandole un trauma facciale.

Appostamenti, pedinamenti e minacce di morte indirizzate anche ai figli minori e al cane: per cinque anni, secondo l'ipotesi che non ha retto al vaglio del processo, l'imputato - difeso dall'avvocato Daniela Posante - avrebbe perseguitato l’ex moglie, con la quale era stata formalizzata la separazione.

L’attività persecutoria del favarese, secondo le denunce della donna, sarebbe iniziata nel dicembre del 2012 e si sarebbe conclusa nell'ottobre del 2017. All’uomo si contestava di essersi reiteratamente appostato davanti all’ingresso dell’abitazione dell’ex moglie e di averla pedinata durante i suoi spostamenti.

Le molestie avrebbero coinvolto anche i tre figli minori ai quali avrebbe chiesto di riferire alla madre i messaggi offensivi e minacciosi. Proprio i bambini sarebbero stati al centro delle sue rivendicazioni tanto che in diverse occasioni, sostiene l’accusa, avrebbe detto alla donna che i figli sarebbero andati con lui e che non le avrebbe consentito più di vederli. Ogni messaggio sarebbe stato accompagnato da insulti, minacce e dall’augurio che si sarebbe “rovinata” e che sarebbe rimasta senza lavoro. La donna ha, però, denunciato episodi ben più gravi. In una circostanza, infatti, l’avrebbe minacciata di morte in maniera esplicita dicendo che l’avrebbe accoltellata “davanti a tutti”.

La finalità sarebbe stata quella di convincerla a tornare a casa e, per questo, avrebbe chiesto alla figlia di riferire alla madre, etichettata in maniera volgare come prostituta, che se non avesse fatto come chiedeva si sarebbe vendicato uccidendo il cane alla bambina. Il 28 maggio del 2013 l’episodio più grave: il favarese avrebbe picchiato al volto la donna facendola cadere a terra e procurandole un trauma facciale che i medici giudicarono guaribile in sette giorni.

L’ex moglie, nell’ottobre del 2017, decise di denunciare dopo anni di presunti soprusi e violenze. La Procura avviò un’inchiesta e, raccolti i primi riscontri, chiese e ottenne dal gip un provvedimento cautelare che vietava al quarantaseienne di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla vittima. Nei mesi successivi l’inchiesta è stata conclusa e il pm Paola Vetro ha prima notificato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari e poi chiesto il rinvio a giudizio che è stato disposto, il 5 giugno del 2018, dal gup Francesco Provenzano.

Accuse pienamente provate durante il dibattimento secondo il pm Manuela Sajeva che aveva chiesto la condanna a 1 anno e 6 mesi di reclusione. Il difensore, l'avvocato Daniela Posante, ha sostenuto, in particolare, che non c'era stata alcuna condotta persecutoria e che, al massimo, si era trattato di frasi dettate dall'esasperazione per la loro crisi coniugale. 

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