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"Messaggi di insulti e persecuzioni alla cognata tramite social", assolto 25enne

La difesa ha sostenuto che si era trattato di un furto di identità e che non erano partiti da un profilo riconducibile all'imputato

Il giudice monocratico del tribunale di Agrigento, Fulvia Veneziano, ha deciso l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” nei confronti di Giuseppe Antonio Mejiri, 25 anni, di Favara, accusato di stalking ai danni della cognata. Il pubblico ministero di udienza, al termine della requisitoria, aveva chiesto, invece, la condanna a otto mesi di reclusione.

La presunta vittima sarebbe stata destinataria di messaggi e chiamate “dal contenuto molesto e minaccioso a tal punto da cagionarle un perdurante e grave stato di ansia e paura - si legge negli atti - per la propria incolumità”. Il giovane era stato anche raggiunto da un provvedimento cautelare di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.

Nel corso del dibattimento, la difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Monica Malogioglio, ha sostenuto la tesi, probabilmente accolta dal giudice, che i messaggi fossero partiti da un profilo social fake creato appositamente dopo avere sottratto i dati personali all’imputato.

Da qui l’impossibilità di identificare con precisione il numero utilizzato per inviare i messaggi su messenger e, dunque, accertare l’identità del responsabile con profili di certezza.

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