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Domenica, 23 Gennaio 2022
Cronaca Favara

Giro di cocaina durante il lockdown, giudizio abbreviato per 4 imputati

L'operazione avrebbe sgominato un'attività di spaccio allestita all'interno di un circolo ricreativo

Giudizio abbreviato per i quattro arrestati nell'operazione dei carabinieri che, all'alba del 15 marzo, ha sgominato un presunto giro di spaccio di cocaina che sarebbe stato allestito a Favara attorno a un circolo ricreativo usato come copertura per smerciare lo stupefacente anche durante il lockdown.

Per quattro, fra cui i due fratelli che gestivano il circolo ricreativo, il gip del tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, su richiesta del pm Paola Vetro, aveva firmato altrettante ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari. Si tratta di: Calogero Salvaggio, 53 anni; Salvatore Papia, 50 anni, il fratello Giuseppe, 63 anni e Rosario Saieva di 60 anni.

Il processo è stato incardinato davanti al giudice per l'udienza preliminare Francesco Provenzano. I difensori (gli avvocati Giuseppe Barba, Salvatore Virgone, Vincenza Gaziano e Daniela Cipolla) hanno chiesto il giudizio abbreviato e il 13 gennaio sono in programma la requisitoria del pubblico ministero e le arringhe degli stessi legali.

L'inchiesta, portata avanti dall'ottobre 2019 al luglio del 2020, periodo del lockdown anti-Covid compreso, ha permesso inoltre anche di accertare che uno degli attuali indagati spacciava anche all'interno della propria abitazione dove si trovava agli arresti domiciliari. Determinanti sono stati i video realizzati grazie alle telecamere piazzate all’esterno del circolo ricreativo, le intercettazioni e i servizi di osservazione.

Dai filmati è emerso che il club aveva orari di apertura e chiusura inusuali, che all’interno del locale mancava una vera e propria attività di somministrazione di cibo e bevande e che vi si avvicendavano persone note per essere dedite allo spaccio, assuntori abituali e tossicodipendenti.

Le attività di videoripresa sono state supportate dai riscontri dei militari dell’Arma perché le perquisizioni hanno dato riscontro positivo, con sequestro di dosi e denaro. Durante le conversazioni telefoniche, della durata di pochi secondi, per concordare giorno e ora della cessione, talvolta con consegne direttamente al domicilio dei richiedenti, pusher ed acquirenti utilizzavano termini in codice: la droga, cocaina per la maggior parte, veniva chiamata “pacchi di pasta” o “birre”. 

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