Sfregio a morsi per conto salato, imputato in aula: "Menomale che l'ho fatto perché sarei morto"

Salvatore Pullara, imputato insieme al figlio Stefanino, si difende e invoca la legittima difesa: "Mi stava strangolando"

"Menomale che gli ho dato il morso, a quest'ora non sarei qua. Mi stava strangolando". Salvatore Pullara, 64 anni, imputato insieme al figlio Stefanino di 37 anni, si difende così dall'accusa di avere aggredito un uomo, con calci, pugni e persino un morso al volto, fra la guancia e il mento, che ha provocato uno sfregio permanente.

Gli imputati - difesi dall'avvocato Angelo Nicotra - sono due imprenditori, padre e figlio, titolari di un’impresa di soccorso stradale. L’episodio al centro del processo risale al 26 novembre del 2012. Un giovane barista di Favara aveva avuto un incidente con l’auto senza conseguenze fisiche. L’auto, però, subì gravi danni. Per questo fu chiamata la ditta di Pullara che rimosse il mezzo e lo portò nel proprio deposito. L’auto sarebbe rimasta per tre settimane nel garage dell’impresa di Pullara fino a quando, dopo una serie di contatti telefonici, non fu concordato di portarla col carro attrezzi nell’abitazione di Zingarello dei proprietari. I problemi sorsero al momento di pagare il conto, particolarmente salato perché fra notturno, ventuno giorni di deposito e due interventi, i Pullara chiesero alcune centinaia di euro.

“A noi sembrava eccessivo – aveva raccontato il giovane rispondendo al pm – ma non pensavamo che si sarebbe arrivati a tanto, sono venuti al bar ad aggredire mio padre a calci e pugni. Io sono uscito per aiutarlo e sono stato picchiato, Salvatore Pullara mi ha dato un morso in faccia lasciandomi lo sfregio. Quando siamo riusciti a liberarci, sono andato di corsa all’ospedale dove ho subito un intervento a cui ne seguirono molti altri”.

Alle presunte vittime - che si sono costituite parte civile con l'assistenza dell'avvocato Giuseppe Barba - questa mattina ha replicato l'imputato. "Mi stava strozzando - ha detto rispondendo al pm Cecilia Baravelli -, non respiravo più. Ho dovuto difendermi". Il figlio conferma la sua versione: "Gli ha messo le mani sul collo e le ha strette".

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