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Aggressione e sfregio a morsi per conto salato del carro attrezzi, in aula carabiniere che raccolse la denuncia

Sul banco degli imputati siedono due imprenditori, padre e figlio, che avrebbero dato vita ad una brutale aggressione nel bar della vittima

"Abbiamo ricevuto una telefonata che ci avvisava di un'aggressione al bar e sono andato sul posto per vedere cosa stesse succedendo". Il brigadiere dei carabinieri Francesco Sciumè ha deposto ieri al processo a carico di due uomini: Salvatore e Stefanino Pullara, padre e figlio di 63 e 36 anni, accusati di avere compiuto una brutale aggressione con calci, pugni e persino un morso al volto, fra la guancia e il mento, che ha provocato uno sfregio permanente.

I due imprenditori, titolari di un’impresa di soccorso stradale, in particolare sono finiti a processo con l’accusa di minacce e lesioni volontarie gravissime. Il carabiniere, ieri mattina, è stato citato dal difensore dei imputati, l'avvocato Angelo Nicotra, che vuole dimostrare come l'indagine abbia delle lacune tanto che, secondo quanto emerso ieri, non è stato mai sentito l'uomo che avvisò il 112.

L’episodio al centro del processo risale al 26 novembre del 2012. Un giovane barista di Favara aveva avuto un incidente con l’auto senza conseguenze fisiche. L’auto, però, subì gravi danni. Per questo fu chiamata la ditta di Pullara che rimosse il mezzo e lo portò nel proprio deposito. L’auto sarebbe rimasta per tre settimane nel garage dell’impresa di Pullara fino a quando, dopo una serie di contatti telefonici, non fu concordato di portarla col carro attrezzi nell’abitazione di Zingarello dei proprietari. I problemi sorsero al momento di pagare il conto.

“Ci chiesero diverse centinaia di euro, a noi sembrava eccessivo – aveva raccontato il giovane in aula, parte civile con l’assistenza dell’avvocato Giuseppe Barba – ma non pensavamo che si sarebbe arrivati a tanto. Sono venuti al bar ad aggredire mio padre a calci e pugni. Io sono uscito per aiutarlo e sono stato picchiato, Salvatore Pullara mi ha dato un morso in faccia lasciandomi lo sfregio”. 

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