"Sfregiato a morsi per un conto non saldato", azzerato processo a padre e figlio

Cambia il collegio e il dibattimento riparte da capo: la difesa chiede di sentire nuovi testi

Una brutale aggressione con calci, pugni e persino un morso al volto, fra la guancia e il mento, che avrebbe provocato uno sfregio permanente. Due imprenditori, padre e figlio, titolari di un’impresa di soccorso stradale, finiscono a processo con l’accusa di minacce e lesioni volontarie gravissime. I due imputati, difesi dall’avvocato Angelo Nicotra, sono Salvatore e Stefanino Pullara, 63 e 36 anni, di Favara. A raccontare la presunta aggressione, ieri mattina, in aula, davanti ai giudici della seconda sezione presieduta da Wilma Angela Mazzara, sono state le presunte vittime, anche loro padre e figlio, che si sono costituite parte civile con l’assistenza dell’avvocato Giuseppe Barba.

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L’episodio al centro del processo risale al 26 novembre del 2012. Un giovane barista di Favara aveva avuto un incidente con l’auto senza conseguenze fisiche. L’auto, però, subì gravi danni. Per questo fu chiamata la ditta di Pullara che rimosse il mezzo e lo portò nel proprio deposito. L’auto sarebbe rimasta per tre settimane nel garage dell’impresa di Pullara fino a quando, dopo una serie di contatti telefonici, non fu concordato di portarla col carro attrezzi nell’abitazione di Zingarello dei proprietari. I problemi sorsero al momento di pagare il conto, particolarmente salato perché fra notturno, ventuno giorni di deposito e due interventi, i Pullara chiesero alcune centinaia di euro. 

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