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Ricatti sessuali e ammanchi alle poste, il caso approda in aula per l'udienza preliminare

La Procura chiede il rinvio a giudizio, al centro della vicenda un impiegato e una coppia che lo avrebbe minacciato

Una storia di squallidi ricatti sessuali, con protagonista principale la figlia della donna arrestata, che si intreccia con la sparizione di 573 mila euro dai conti correnti dell’ufficio postale di Favara. La vicenda è approdata in aula per l’udienza preliminare. Ieri mattina c’è stato il primo passaggio del procedimento con un rinvio per un problema legato alle notifiche.

I tre protagonisti della vicenda, nei mesi scorsi, erano finiti agli arresti domiciliari. Si tratta dell’ormai ex impiegato delle Poste, Pasquale Di Stefano, 62 anni, che già da tempo aveva cambiato aria trasferendosi in Lombardia, destinatario anche di un provvedimento di sequestro dei beni, e di una coppia favarese, residente a Catania, ritenuta responsabile di aver estorto, a piu’ riprese, 250 mila euro proprio all’ex impiegato infedele.

All’uomo viene contestata l’accusa di peculato per essersi appropriato indebitamente di una somma di 573 mila euro. La seconda imputazione è la chiave della vicenda: Di Stefano è accusato di atti sessuali con una ragazzina di età inferiore ai 14 anni che avrebbe adescato nella sua auto dopo essersi fotografato i genitali col cellulare. Poi, secondo la ricostruzione dell’accusa, avrebbe mostrato la foto alla ragazzina con la raccomandazione provocatoria di “farla vedere alla madre”. La madre, in realtà, con la complicità del compagno (di entrambi si omettono le generalità per tutelare la privacy della ragazzina), da questo episodio avrebbe avuto l’idea per ricattare Di Stefano e “comprare” il suo silenzio con la moglie con una somma molto alta: 250 mila euro, dilazionati nel tempo, che avrebbe sottratto ai clienti.  I difensori (gli avvocati Luigi Troja e Antonietta Pecoraro) all’udienza del 16 gennaio potranno chiedere un eventuale rito alternativo. 

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