Presi con due pistole illegali, scatta condanna per i Bellavia

Inflitti tre anni e due mesi al vivandiere del boss Gerlandino Messina e al fratello del cugino del padre

Tre anni e due mesi di reclusione ciascuno e una richiesta di trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica per il più grande degli imputati che, accollandosi il possesso delle armi, ha implicitamente accusato i carabinieri di avere redatto un falso verbale. È arrivato all’epilogo, nel primo pomeriggio di ieri, il processo a carico di Antonio e Calogero Bellavia, 44 e 27 anni, finiti in carcere il 13 giugno con l'accusa di detenzione e porto illegale di arma clandestina.

Presi con due armi illegali, pm chiede condanna a 4 anni e 2 mesi

La sentenza è stata emessa dal giudice dell’udienza preliminare Stefano Zammuto, davanti al quale si è celebrato il processo, con rito abbreviato, dopo che il pm Andrea Maggioni, titolare dell'inchiesta, ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato saltando, quindi, l'udienza preliminare. I due Bellavia (difesi dagli avvocati Salvatore Pennica e Maria Alba Nicotra) sono stati condannati per il possesso delle due pistole illegali trovate nella loro auto durante il controllo. Antonio Bellavia, cugino del padre di Calogero (Carmelo, ucciso il 26 gennaio del 2015 con sei colpi di pistola al torace ed al fianco in un agguato di evidente stampo mafioso), aveva provato a scagionare il giovane parente dicendo in udienza che le armi erano sue e che il ragazzo non sapeva nulla.

Il pubblico ministero Simona Faga, però, che aveva proposto la condanna a 4 anni e 2 mesi, ha chiesto la trasmissione degli atti al suo ufficio perché l’imputato ha aggiunto, accusando implicitamente i carabinieri, che non c’era scritto nel verbale del ritrovamento di un bidone con delle lattine e ha sostenuto che ci fossero altre imprecisioni sugli atti formali redatti dai militari. Il 25 settembre scorso sono stati eseguiti degli accertamenti tecnici sulle due armi al laboratorio del Ris di Messina.

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I reagenti chimici hanno consentito di ricostruire quasi interamente il numero di matricola di una “Smith e Wesson” che era stato abraso. La Taurus, invece, secondo quanto era stato accertato in precedenza era stata rubata nel 2010 a Carmelo Nicotra, il trentaquattrenne ferito in un agguato il 23 maggio e per il quale gli stessi Bellavia risultano indagati insieme al quarantunenne favarese Emanuele Ferraro ucciso l’8 marzo in via Diaz, nel centro del paese in quella che sembra essere una faida sull’asse Belgio-Favara. Sullo sfondo della vicenda sembra esserci la mafia anche se in questo processo non c’era una contestazione formale. 

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