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Domenica, 14 Aprile 2024
Operazione "giustizia privata" / Favara

Pestato a morte per uno schiaffo a un ragazzino? La difesa: "Non c'è prova neppure di chi lo abbia colpito"

Bennardo Chiapparo morì a 68 anni il 10 febbraio del 2016, 9 giorni dopo avere battuto la testa per terra a causa – secondo l’accusa – di un violento pugno al torace ricevuto durante una spedizione punitiva ai suoi danni. Il legale del principale imputato: "Era andato per chiarire e gli ha aizzato contro i pittbul, ricostruzione incerta"

"Non c'è alcuna prova che la ricostruzione dei fatti sia quella sostenuta dalla procura e che a colpire Chiapparo sia stato il mio cliente e anche se fosse non c'è alcuna prova del nesso fra i colpi ricevuti e la morte, avvenuta nove giorni più tardi, dell'anziano che soffriva di diabete e ipertensione". L'avvocato Salvatore Pennica replica così al pubblico ministero Maria Barbara Cifalinò che ha chiesto la condanna a 8 anni e 8 mesi di Antonino Pirrera, favarese di 44 anni, principale imputato per la morte di Bennardo Chiapparo, morto a 68 anni il 10 febbraio del 2016, 9 giorni dopo avere battuto la testa per terra a causa – secondo l’accusa – di un violento pugno al torace ricevuto.

L'anziano sarebbe stato pestato a morte perchè aveva dato uno schiaffo a un ragazzino che aveva colpito con un calcio l'insegna del suo autolavaggio. Secondo il pubblico ministero Maria Barbara Cifalinò i quattro imputati, accusati di avere organizzato la spedizione punitiva per vendicare le percosse al figlio di uno di loro, sono responsabili di omicidio preterintenzionale. Quattro anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione, invece, sono stati proposti per Giovanni Ruggeri, 47 anni, Carmelo Pullara, 31 anni, e Michele Sorce, 38 anni, tutti di Favara, finiti in un primo momento agli arresti domiciliari. L’accusa ipotizzata per tutti è di omicidio preterintenzionale.

Chiapparo sarebbe morto per un brutale pestaggio, una vera e propria spedizione punitiva generata dal fatto che – secondo l’ipotesi del pm – aveva dato uno schiaffo al figlio minorenne di uno dei quattro imputati – Pirrera – che per questo avrebbe organizzato la rappresaglia insieme agli altri tre amici. L'avvocato Pennica ha chiuso gli interventi difensivi insistendo su due aspetti. Innanzitutto l'incertezza sulla ricostruzione dell'episodio. E lo ha fatto con un "colpo di teatro" ovvero tirando fuori i vestiti strappati dalle parti delle natiche che Pirrera avrebbe indossato quel giorno. "Il mio assistito - ha detto - si è presentato per provare a chiarire e Chiapparo gli ha aizzato contro i suoi pitbull. La ricostruzione su chi lo abbia colpito con un pugno è del tutto incerta, non lo dice nessuno dei testi. In ogni caso Chiapparo aveva diverse patologie ed era stato ricoverato una settimana prima, come si fa ad essere certi che ci sia un nesso fra i colpi ricevuti e la morte?". 

Conclusi tutti gli interventi il giudice Giuseppe Miceli ha rinviato all'udienza del 22 maggio per le eventuali repliche e la sentenza. 

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