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Domenica, 28 Novembre 2021
Cronaca Favara

Pestaggio mortale per un rimprovero, la difesa: "Nessuna spedizione punitiva"

I legali dei quattro imputati: “Come è possibile sostenere che sia stato aggredito da sette persone se il medico legale dice che l’unico trauma al cranio è stato provocato dalla caduta? Sette picchiatori non gli hanno lasciato neppure un ematoma sul corpo”

“Come è possibile sostenere che sia stato aggredito da sette persone se il medico legale dice che l’unico trauma al cranio è stato provocato dalla caduta? Sette picchiatori non gli hanno lasciato neppure un ematoma sul corpo”. Dopo la requisitoria del pubblico ministero Emiliana Busto, ieri mattina, è toccato alla difesa illustrare le proprie tesi a sostegno degli imputati.

Il processo, in corso con rito abbreviato, davanti al gup Luisa Turco, è quello per il presunto pestaggio di Bennardo Chiapparo, morto a 68 anni il 10 febbraio del 2016, 9 giorni dopo avere battuto la testa per terra a causa – secondo l’accusa – di un violento pugno al torace ricevuto. Nell'ambito dell'inchiesta, il 5 dicembre di tre anni fa, erano finiti in carcere Antonino Pirrera, favarese di 41 anni, principale imputato nei cui confronti il magistrato della Procura ha chiesto la condanna a 12 anni di reclusione.

"Pestato a morte per un ceffone", chieste quattro condanne

Condanna che sarebbe stata superiore di un terzo, quindi di diciotto anni, se i difensori, gli avvocati Alfonso Neri e Salvatore Pennica, non avessero chiesto il giudizio abbreviato. Otto anni di reclusione, invece, sono stati proposti per Giovanni Ruggeri, 44 anni, Carmelo Pullara, 28 anni, e Michele Sorce, 35 anni, tutti di Favara, finiti in un primo momento agli arresti domiciliari. L’accusa ipotizzata per tutti è di omicidio preterintenzionale. Ieri la difesa ha cercato di smontare l’ipotesi accusatoria.

“Non è stata una spedizione punitiva, è stato lo stesso Chiapparo ad aizzargli contro i cani”. Chiapparo sarebbe morto per un brutale pestaggio, una vera e propria spedizione punitiva generata dal fatto che – secondo l’ipotesi del pm Busto – aveva dato uno schiaffo al figlio minorenne di uno dei quattro imputati – Pirrera – che per questo avrebbe organizzato la rappresaglia. Chiapparo, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe aggredito il ragazzino perché gli aveva preso a calci, insieme ad alcuni coetanei, l’insegna del suo autolavaggio. All’uscita del bar, dove Pirrera aveva saputo dal figlio dell’episodio, avrebbe incontrato gli altri tre amici e organizzato, insieme a tre persone mai individuate, l’aggressione. 

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