Sabato, 13 Luglio 2024
Omicidio preterintenzionale / Favara

Pestato e ucciso per uno schiaffo a un ragazzino: una condanna e tre assoluzioni

Bennardo Chiapparo morì a 68 anni, 9 giorni dopo avere battuto la testa per terra a causa – secondo l’accusa – di un violento pugno al torace ricevuto. L'uomo aveva rimproverato e percosso un bambino: il padre e tre amici erano accusati di avere organizzato la spedizione punitiva. Il pm aveva proposto pene fino a 8 anni e 8 mesi

Pestato a morte perchè aveva dato uno schiaffo a un ragazzino che aveva colpito con un calcio l'insegna del suo autolavaggio. Secondo il giudice Giuseppe Miceli solo uno dei quattro imputati, accusati di avere organizzato la spedizione punitiva per vendicare le percosse al figlio di uno di loro, è responsabile di omicidio preterintenzionale. 

Il processo, appena concluso con il rito abbreviato, è quello per il presunto pestaggio di Bennardo Chiapparo, di Favara, morto a 68 anni il 10 febbraio del 2016, 9 giorni dopo avere battuto la testa per terra a causa – secondo l’accusa – di un violento pugno al torace ricevuto.

Il gup di Agrigento ha inflitto 6 anni di reclusione ad Antonino Antonino Pirrera, favarese di 44 anni, principale imputato, finito in carcere quasi un anno dopo la morte di Chiapparo, nei cui confronti il pubblico ministero Maria Barbara Cifalinò aveva chiesto la condanna a 8 anni e 8 mesi di reclusione. Condanna che, peraltro, sarebbe stata superiore di un terzo se i difensori, gli avvocati Alfonso Neri e Salvatore Pennica, non avessero chiesto il giudizio abbreviato.

Quattro anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione, invece, erano stati proposti per Giovanni Ruggeri, 47 anni, Carmelo Pullara, 31 anni, e Michele Sorce, 38 anni, tutti di Favara, finiti in un primo momento agli arresti domiciliari. Il giudice, invece, li ha assolti ritenendo Pirrera unico responsabile. L’accusa ipotizzata per tutti era di omicidio preterintenzionale.

Chiapparo sarebbe morto per un brutale pestaggio, una vera e propria spedizione punitiva generata dal fatto che – secondo l’ipotesi del pm – aveva dato uno schiaffo al figlio minorenne di uno dei quattro imputati – Pirrera – che per questo avrebbe organizzato la rappresaglia insieme agli altri tre amici.

I familiari della vittima si sono costituiti parte civile, con l'assistenza degli avvocati Francesco Gibilaro, Gisella Spataro e Giuseppina Ganci e saranno risarciti dall'unico imputato condannato.

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