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Una delle ville sequestrate nell'ambito dell'inchiesta

Una delle ville sequestrate nell'ambito dell'inchiesta

La cresta sull'accoglienza dei migranti, gli indagati davanti al gip: in 4 fanno scena muta

Il solo ragioniere della Omnia si difende: "Mi occupavo delle scritture contabili, non so nulla della gestione dell'associazione"

"Mi occupavo delle scritture contabili, non so nulla della gestione dell'associazione": il solo Massimo Accurso Tagano, dipendente della Omnia con funzione di ragioniere, si difende davanti al gip. Altri quattro si avvalgono della facoltà di non rispondere e un sesto interrogatorio è stato rinviato su richiesta della difesa.

L'operazione "Omnia", che il 18 febbraio ha fatto scattare sei misure cautelari e un sequestro preventivo dei beni, nell'ambito di un'indagine che ipotizza una truffa nella gestione dei centri di accoglienza, gestiti dall'associazione che ha dato il nome all'inchiesta, approderà adesso al tribunale del riesame. 

Mercoledì della scorsa settimana, i finanzieri del Comando provinciale di Agrigento hanno eseguito l'ordinanza, firmata dal gip Francesco Provenzano su richiesta del procuratore aggiunto Salvatore Vella e del sostituto Elenia Manno. Per i sei indagati, accusati di associazione a delinquere e truffa, è stato disposto il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione e l'obbligo di firma.

Si tratta di Francesco Morgante, 52 anni; Anna Maria Nobile, 49 anni; Giovanni Giglia, 56 anni; Giuseppe Butticè, 56 anni; Alessandro Chianetta, 36 anni; tutti di Favara e lo stesso Massimo Accurso Tagano, 48 anni, di Agrigento, responsabili con diversi ruoli della Omnia. Emesso anche un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di oltre un milione e trecentomila euro: tra questi conti e rapporti bancari e finanziari riconducibili agli indagati, dieci unità immobiliari (tra cui due lussuose ville nel territorio agrigentino), e altri beni immobili. 

L'ipotesi degli inquirenti, che sulla vicenda indagano dal 2015, è che i responsabili della associazione che gestiva 15 centri di accoglienza e fatturava anche 5 milioni di euro in un anno, facesse la cresta sull'accoglienza con i migranti che risultavano ospiti di più strutture contemporaneamente quando, invece, erano stati trasferiti o, addirittura, erano finiti in carcere.

L'interrogatorio di Butticè, Giglia, Morgante e Nobile è durato solo pochi minuti. Gli indagati, assistiti dai difensori, gli avvocati Daniela Posante e Antonella Arcieri, hanno comunicato al giudice Francesco Provenzano l'intenzione di avvalersi della facoltà di non rispondere. Il legale di Chianetta, l'avvocato Santino Russo, ha chiesto, invece, un rinvio per esigenze difensive.

Accurso Tagano, assistito dall'avvocato Calogero Sferrazza, è stato l'unico che ha risposto al giudice, respingendo le accuse e dicendosi estraneo alla gestione della Omnia occupandosi solo della gestione contabile. 

L'inchiesta avrebbe accertato anche un giro di false fatturazioni che sarebbero servite a simulare forniture di acqua e capi di abbigliamento, per importi milionari, ritenute inesistenti. Dalle fatture risulterebbe che a ciascun migrante sarebbero stati distribuiti 15 litri d'acqua al giorno e sarebbero state persino acquistate delle scarpe costose di marca dell'importo di 150 euro ciascuno.

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