"Non pestarono operaio nè lo minacciarono e calunniarono", assolti padre e figlio

La Corte di appello ribalta il verdetto di primo grado con cui erano stati condannati i due imputati

Foto archivio

Assoluzione perchè il fatto non sussiste: la Corte di appello di Palermo ha ribaltato il verdetto di primo grado, emesso al termine del processo con rito abbreviato, e scagionato due favaresi - padre e figlio - dalle imputazioni di calunnia, violenza privata, lesioni personali e minaccia aggravata. I giudici, quindi, accogliendo il ricorso dei difensori, gli avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russello, hanno cancellato le condanne nei confronti dei due imputati.

Si tratta di Lorenzo Terranova, coinvolto il numerose altre vicende giudiziarie, concluse spesso con verdetti assolutori, e del padre Salvatore. Lorenzo Terranova era stato condannato per avere brutalmente picchiato un operaio straniero che, nei giorni precedenti, aveva ingaggiato per raccogliere uva nei propri terreni, impedendogli - da lì l'accusa di violenza privata - di andare alla caserma dei carabinieri di Castrofilippo, dove si trovavano i loro terreni, per denunciare il pestaggio.

Subito dopo, secondo l'impostazione accusatoria iniziale che ha retto al vaglio del solo processo di primo grado, lo aveva calunniato denunciandolo per l'inesistente accusa di furto della stessa uva che aveva raccolto su loro incarico. Il padre, invece, era accusato solo di averlo minacciato.

In primo grado, al termine del processo con rito abbreviato, il giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, aveva condannato Lorenzo Terranova alla pena di un anno e due mesi di reclusione; quattro mesi di reclusione, invece, al padre Salvatore. 

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