La studentessa in medicina uccisa dal fidanzato, la Procura ordina accertamenti biologici sugli oggetti sequestrati

Il materiale trovato nell'abitazione che divideva col ragazzo, reo confesso del delitto, sarà passato al setaccio dal Ris di Messina

Lorena Quaranta e il suo presunto omicida Antonio De Pace

Tutti gli oggetti sequestrati nella casa dove è stato consumato il brutale omicidio al vaglio degli esperti del Reparto di investigazioni scientifiche dell'Arma dei carabinieri.

Il pubblico ministero della Procura di Messina, Roberto Conte, ha disposto i cosiddetti "accertamenti tecnici non ripetibili" nell'ambito dell'inchiesta a carico di Antonio De Pace, il ventottenne calabrese, reo confesso dell’omicidio della sua fidanzata, la studentessa in medicina di Favara, Lorena Quaranta, di un anno più giovane, uccisa le notte fra il 30 e il 31 marzo a Furci Siculo, nel Messinese.

Le operazioni si svolgeranno domani mattina nei laboratori del Ris di Messina. Il legale dell'indagato Bruno Ganino e quello dei familiari della ragazza, l'avvocato Giuseppe Barba, potranno partecipare alle operazioni anche nominando un proprio consulente di parte. 

Nonostante la piena confessione del ragazzo, fatta ai carabinieri e ribadita in un secondo interrogatorio al pm chiesto dalla difesa, restano alcuni punti oscuri. Innanzitutto in relazione al movente. Il ragazzo ha riferito una versione dei fatti priva di alcuna logica. De Pace ha detto – circostanza completamente smentita dalle indagini – di essere affetto da Coronavirus (“me l’ha contagiato Lorena”) e di avere infettato e ucciso alcuni familiari in Calabria. In qualche modo parrebbe che la circostanza - del tutto inesistente in realtà - secondo la sua versione l'avrebbe destabilizzato portandolo a uccidere la compagna.

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