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Lunedì, 16 Maggio 2022
Cronaca Favara

L'omicidio di Ferragosto, il Ris: "Tracce di polvere da sparo su mascherina e marsupio dell'indagato"

Il reparto dell'Arma deposita la relazione, eseguita su incarico della Procura, su alcuni oggetti sequestrati a Giuseppe Barba, arrestato con l'accusa di avere ucciso il genero Salvatore Lupo sparandogli tre colpi di pistola all'interno di un bar

"Le particelle trovate dentro la tracolla potrebbero essere residuo di un'arma celata al suo interno mentre 4 particelle trovate nella mascherina sono compatibili con un utilizzo di un'arma da fuoco da parte di un soggetto che usava la mascherina". Un altro tassello si aggiunge nel puzzle dell'inchiesta che ha portato all'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Giuseppe Barba, 66 anni, accusato di avere ucciso l'ex genero, Salvatore Lupo, 45 anni, freddato nel tardo pomeriggio di Ferragosto all'interno di un bar di Favara con tre colpi di pistola.

Il Reparto di investigazione scientifica dell'Arma ha depositato la relazione, eseguita su incarico del pubblico ministero Chiara Bisso che coordina l'inchiesta insieme al procuratore Luigi Patronaggio. Il Ris, che ha esaminato alcuni oggetti sequestrati all'indagato, al tempo stesso non ha trovato tracce di polvere da sparo negli indumenti e negli arti di Barba. "Si deve però considerare - scrivono gli esperti dell'Arma - che i test sono stati eseguiti dopo oltre 6 ore dall'evento, arco temporale che, insieme ai cambi di abito e ai lavaggi delle superfici cutanee, potrebbe avere influito sulla dispersione di eventuali, ulteriori particelle in origine presenti". 

L'inchiesta, intanto, presto approderà in Cassazione dopo il deposito delle motivazioni del tribunale del riesame che ha confermato l'ordinanza cautelare in carcere disposta dal gip Francesco Provenzano.

Il difensore, l'avvocato Salvatore Pennica, aveva chiesto ai giudici di annullare il provvedimento restrittivo sostenendo, fra le altre cose, una serie di vizi di forma che avrebbero reso nulli gli accertamenti scientifici in quanto eseguiti "in un contesto pieno di contaminazioni". 

Secondo gli inquirenti e i carabinieri della tenenza di Favara e della compagnia di Agrigento - coordinati dalla Procura e dal maggiore Marco La Rovere - l'anziano avrebbe ucciso l'ex genero per motivi economici e per i dissidi scaturiti dopo la separazione con la moglie. Dissidi che sono stati accompagnati da denunce, da parte della donna, per stalking e aggressioni.

Giuseppe Barba sarebbe stato tradito dalle immagini di un video, estratto dalle telecamere di un impianto di videosorveglianza, che immortala la sua Fiat Panda mentre effettua un tragitto nella direzione della via IV novembre, dove, in un bar, è stato commesso l’omicidio.

Proprio su quell'auto, grazie all'esame dello Stub, sono state trovate - sul volante in particolar modo - tracce di polvere da sparo che avrebbero confermato i sospetti dei carabinieri tanto da fare scattare, il 9 settembre, il fermo della Procura. Video che l'avvocato Pennica ha contestato sostenendo che "dalla visione emerge un contesto diverso, assai pieno di dubbi".

Lo stesso legale aggiunge: "In questa vicenda i dubbi che a sparare sia il mio assistito permangono, anche se troppo frettolosamente lo si è gia condannato".

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