Venerdì, 19 Luglio 2024
Il delitto del Ferragosto 2021 / Favara

L'imprenditore ucciso al bar aveva altri nemici? Il "fascicolo personale" resta segreto ma c'erano 4 denunce

La difesa di Giuseppe Barba, ex suocero di Salvatore Lupo, continua a sostenere che la vittima avesse tanti contrasti che avrebbero potuto portare al suo omicidio: i carabinieri negano gli atti richiesti. Il processo, intanto, è alle battute decisive

No dei carabinieri alla consegna del "fascicolo personale" della vittima. La difesa del 67enne Giuseppe Barba, finito in carcere due anni fa e sotto processo per l'accusa di avere ucciso il genero Salvatore Lupo, sostiene che l'imprenditore - in passato coinvolto in alcune inchieste per estorsioni ai propri dipendenti e maltrattamenti ai danni dei disabili ospiti delle strutture che gestiva - avesse tanti altri nemici oltre al suocero.

L'avvocato Salvatore Pennica, nelle scorse settimane, ha pure chiesto ai carabinieri della tenenza di Favara il cosiddetto "fascicolo personale" della vittima. Si tratta dei documenti, previsti da un testo unico che disciplina l'ordinamento militare, dove vengono racchiuse tutte le informazioni personali che possono essere potenzialmente di rilievo ai fini della sicurezza pubblica.

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Informazioni che possono non avere rilevanza penale immediata ma essere di interesse investigativo in un secondo momento che, secondo Pennica, avrebbero confermato l'esistenza di tante altre piste investigative oltre quella secondo cui sarebbe stato l'ex suocero a ucciderlo, sparandogli all'interno di un bar il giorno di Ferragosto del 2021, per i contrasti economici legati alla separazione con la figlia. L'Arma dei carabinieri, tuttavia, ha negato l'accesso agli atti ritenendo che vi siano tuttora, malgrado la morte di Lupo, esigenze di segretezza. Al tempo stesso è stata resa nota l'esistenza di quattro "comunicazioni di notizie di reato" trasmesse alla procura. 

Barba sarebbe stato tradito dalle immagini di un filmato, estratto dalle telecamere di un impianto di videosorveglianza, che immortala la sua Fiat Panda mentre effettua un tragitto nella direzione della via IV novembre, dove, nel bar, è stato commesso l’omicidio dell'imprenditore che gestiva alcune comunità per disabili e operava nel settore dell'edilizia. 

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Proprio su quell'auto, grazie all'esame dello Stub, sono state trovate - sul volante in particolare - tracce di polvere da sparo che avrebbero confermato i sospetti dei carabinieri tanto da fare scattare, il 9 settembre del 2021, il fermo della Procura. 

Il processo è giunto alle battute conclusive. L'avvocato Pennica ha provato a fare entrare un'ultima prova ma dal comando dei carabinieri è arrivato un rifiuto (impugnabile davanti al Tar) anche se è stato comunicato che ci sono quattro denunce trasmesse alla procura della Repubblica che, tuttavia, potrebbero essere quelle già note. 

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