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Il processo / Favara

Imprenditore freddato a un metro dal bancone, il barista: "Era impossibile vederlo"

Calogero Perrone difende il collega indagato per l'accusa di avere mentito agli investigatori che indagavamo per l'omicidio dell'imprenditore Salvatore Lupo

"Era impossibile vedere quello che stava accadendo perchè si era calato per riempire le vaschette di gelato; neppure conosceva la vittima tanto che sono stato io, quando sono arrivato, a individuarlo in Salvatore Lupo".

Il barista Calogero Perrone, sentito davanti alla Corte di assise di Agrigento, presieduta da Giuseppe Miceli, prova a difendere il collega che materialmente ha assistito all'omicidio, avvenuto nel loro bar, finito sotto inchiesta per l'accusa di favoreggiamento per avere omesso di raccontare agli inquirenti - secondo quanto sostiene l'accusa - quello che era accaduto quel pomeriggio di Ferragosto dell'anno scorso. 

Il processo è quello per l'omicidio dell'imprenditore ed ex presidente del consiglio comunale di Favara, Salvatore Lupo, freddato a 45 anni, per il quale è imputato l'ex suocero Giuseppe Barba, 67 anni: sarebbe stato lui a entrare nel bar e sparargli mentre aspettava che gli dessero le due vaschette di gelato che aveva ordinato.   

"Dovevo dargli il cambio alle 18 - ha detto rispondendo al pubblico ministero Maria Barbara Grazia Cifalinò -, mi ha chiamato quindici minuti prima dicendo che avevano ammazzato uno al bar". Perrone ha raccontato che il collega "amico fraterno" gli ha raccontato di non avere visto nulla perchè stava riempendo le vaschette di gelato e di averlo visto cadere a terra. "Ha pensato che si era sentito male".

Perrone, rispondendo al legale di parte civile Daniela Posante e al difensore dell'imputato, l'avvocato Salvatore Pennica, ha precisato che fra il bancone e l'ingresso del bagno, dove è stato ucciso Lupo, c'era "neanche un metro". Lo stesso barista, inoltre, è stato redarguito dal presidente della Corte perchè avrebbe indirizzato una parola di insofferenza ("calmati") verso il figlio della vittima che, a suo dire, mostrava perplessità per il suo racconto.

Barba sarebbe stato tradito dalle immagini di un filmato, estratto dalle telecamere di un impianto di videosorveglianza, che immortala la sua Fiat Panda mentre effettua un tragitto nella direzione della via IV novembre, dove, nel bar, è stato commesso l’omicidio dell'imprenditore che gestiva una serie di comunità per disabili e operava nel settore dell'edilizia. 

Proprio su quell'auto, grazie all'esame dello Stub, sono state trovate - sul volante in particolare - tracce di polvere da sparo che avrebbero confermato i sospetti dei carabinieri tanto da fare scattare, il 9 settembre, il fermo della Procura. 

All'origine dell'omicidio ci sarebbero i contrasti economici legati alla separazione di Lupo con la moglie Giusi Barba che, peraltro, non ha risposto alla convocazione in tribunale per testimoniare e la Corte ha disposto l'accompagnamento coattivo. 

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