La studentessa uccisa dal fidanzato, il legale della famiglia: "Indagini ancora alle battute iniziali"

Intervista all'avvocato Giuseppe Barba: "Processo in tempi celeri? Ne dubito, ci sono diversi aspetti da chiarire. La Procura sta lavorando con grande scrupolo"

L'avvocato Giuseppe Barba

Una coppia all'apparenza felice che, solo poche ore prima, aveva salutato i familiari con una videochiamata, tanto di moda in questo drammatico momento per il mondo, obbligato a vivere "a distanza" dagli altri.

Poi il raptus, l'omicidio violento e inspiegabile che ha commosso Favara, l'intera provincia di Agrigento e ben oltre: la notizia dell'uccisione di Lorena Quaranta, la studentessa in medicina di 27 anni, per il cui omicidio è stato fermato il compagno Antonio De Pace, di un anno più grande, ha scosso tutti.

La foto della ragazza, stupenda e piena di vitalità, la cui vita è stata spezzata nella notte fra il 30 e il 31 marzo, a Furci Siculo, nel Messinese, dove vivevano e studiavano, ha fatto il giro della nazione e ha destato rabbia e turbamento pure in chi non ha conosciuto l'aspirante pediatra dal viso d'angelo. 


AgrigentoNotizie ha incontrato l'avvocato Giuseppe Barba, legale dei familiari della povera Lorena.

Avvocato, l'inchiesta è alle primissime battute ma sembra che già siano stati messi i primi punti fermi..

"L’ipotesi delittuosa primordiale è certamente quella di omicidio volontario, aggravato dall’avere commesso il fatto nei confronti di una persona convivente e spinto da motivi futili. E' questa la contestazione mossa dalla Procura di Messina. Si tratta di una incolpazione provvisoria che potrebbe meglio evolversi in base agli sviluppi investigativi. Gli esiti dell'autopsia, in prima battuta, saranno decisivi per comprendere le modalità con cui è avvenuto l'omicidio". 

Per certi versi sembra un fatto già abbastanza messo a fuoco ma, in realtà, ci sono molti aspetti ancora da chiarire. Secondo lei quali saranno i prossimi passaggi?

"Bisognerà mettere a fuoco meglio le modalità con cui è stato commesso l'omicidio, persino l'orario in cui la povera Lorena è stata uccisa e le eventuali sevizie subite. Da tutto ciò ne deriva la contestazione delle aggravanti e l'eventuale pena che astrattamente si può infliggere e che arriva fino all'ergastolo. Non è stato, inoltre, accertato un movente ed anche questo è un aspetto non secondario".

Antonio De Pace sembrerebbe avere agito in preda a un raptus e ha fatto delle dichiarazioni farneticanti, compresa quella di avere colpito Lorena con una coltellata. La circostanza è stata del tutto esclusa dall'autopsia. Potrebbe profilarsi la necessità di un accertamento sulle sue capacità di intendere e volere? In questo caso cosa cambierebbe?

"Chi può escluderlo? Non ci sono elementi pregressi che portano in questa direzione e mi sembra un fatto improbabile. Le dichiarazioni di De Pace sono connotate da freddezza e lucidità. Sino al giorno precedente ha svolto il delicatissimo ruolo di infermiere professionale con tanto di attestazione psico fisica da parte del medico competente. Da parte nostra ci affidiamo all'operato, serio e scrupoloso fin dall'inizio, degli inquirenti. In caso di vizio di mente, è notorio che si va incontro a una riduzione della pena qualora fosse parziale e, addirittura, all'assoluzione se fosse dimostrato che abbia agito in stato di totale incapacità di intendere e volere. Ribadisco, comunque, che si tratta di una valutazione del tutto teorica".

E' difficile, quindi, ipotizzare che il processo possa partire in tempi celeri?

"Sebbene De Pace abbia ammesso la propria responsabilità, allo stato risulta ancora sconosciuto il movente. Bisogna necessariamente attendere l'esito delle ulteriori indagini. Sono stati, inoltre, sequestrati i loro telefoni e i computer, motivo per cui, è plausibile ipotizzare lo svolgimento di una perizia forense sugli stessi. L'attività è molto complessa e potrebbero esserci ostacoli operativi alla luce anche delle restrizioni attuali in materia di Coronavirus".

Dall'esame di sms, messaggi whatsapp e telefonate si cerca il possibile movente? 

"Siamo di fronte a un fatto inspiegabile, nessuno riesce a capire e ricostruire cosa possa essere successo. Di conseguenza la Procura sta facendo ogni accertamento utile per la ricostruzione dei fatti, compreso l'esame di messaggi e traffico telefonico. Anche per questo, tornando ai possibili tempi che serviranno per arrivare al processo, dubito si possa restare nei 180 giorni che servono per chiedere il giudizio immediato e saltare, quindi, l'udienza preliminare". 

Omicidio e giudizio abbreviato: la riduzione di un terzo della pena ha spesso provocato dolore fra i familiari della vittima. Le cose, però, sono cambiate. Ci spiega meglio?

"Qualora la contestazione del pubblico ministero sia quella di omicidio volontario non aggravato, è possibile accedere al rito abbreviato quale regola generale. In base a una legge del 2019, invece, gli imputati, accusati di un omicidio punibile con il carcere a vita (quindi non di tutti i tipi di omicidio) dovranno sempre essere processati in Corte d’assise. Questi non potranno più avere la riduzione automatica della pena, quale beneficio del giudizio accelerato quale quello abbreviato né potranno accedere ad ulteriori riti speciali. Certo, riguardo alla possibilità di ottenere le attenuanti generiche, ritengo che le dichiarazioni sconnesse che non hanno contribuito a ricostruire i fatti non potranno essere giudicate positivamente".

Lo spieghi ai non addetti ai lavori, qual è il ruolo del difensore dei familiari in questa fase?

"Il difensore dei prossimi congiunti è una figura che può svolgere davvero un ruolo decisivo. Si tratta di un vero e proprio supporto ed ausilio dell’organo investigativo, in quanto, può giungere a riscontrare elementi in modo più diretto, acquisire informazioni, dichiarazioni, svolgere consulenze di parte, che può offrire tanto al pubblico ministero che al Tribunale. Queste attività consentono di partecipare con un ruolo attivo all’intero processo. Per il resto è notorio che l’avvocatura è una professione che oltre all’intelletto ha necessariamente bisogno del cuore. Con il cuore indosserò la toga, con quell’amore con cui Lorena indossava il proprio camice".

L'addio a Lorena, a Favara, è stato purtroppo un pò macchiato da un episodio spiacevole. L'affetto della comunità ha fatto sì che si creassero assembramenti, in un momento in cui è estremamente pericoloso oltre che vietato e la circostanza ha indotto la Procura ad aprire un'inchiesta. Lei era fra i pochi presenti alla funzione insieme al sindaco e ai familiari. Ci racconta cosa è successo?

"Era stato chiesto ai familiari di predisporre la lista dei congiunti per poter partecipare alla liturgia della parola che eccezionalmente era stata consentita, e cosi è stato fatto, circa dieci familiari. Lo zio, in un messaggio di ringraziamento alla città aveva raccomandato di non uscire da casa e di rispettare le disposizioni in materia di emergenza sanitaria. Si era soltanto condiviso di stendere delle lenzuola bianche sui balconi in ricordo. Alla fine del rito religioso i familiari si sono  accorti che fuori dal cancello c’era gente che magari voleva manifestare affetto e vicinanza alla famiglia, un fugace saluto a Lorena, ma sono saliti in macchina e sono usciti  dal cimitero senza fermarsi. Credo sia stato doveroso e condivisibile da parte della Procura aprire un'inchiesta".
 

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