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Il luogo dell'omicidio a Favara, nel riquadro l'imputato

Il luogo dell'omicidio a Favara, nel riquadro l'imputato

"Fu un omicidio premeditato, in paese si sono fatti gli affari propri": chiesta condanna a 24 anni

Per il pm Chiara Bisso, il delitto di Baldassare Contrino non fu commesso per legittima difesa: "Il conflitto fra l'imputato Vincenzo Galiano e la vittima era noto ma nessuno dei componenti delle due famiglie invitò a denunciare"

"Non c'è dubbio che fu un omicidio premeditato e non si è trattato di legittima difesa o incontro casuale, l'imputato ha fatto appositamente quel percorso per consumare la sua vendetta. Probabilmente si sarebbe potuto evitare perchè il conflitto fra loro era evidente, nessuno dei componenti delle due famiglie ha spinto a denunciare e, se fosse accaduto, magari ci sarebbe stato un esito diverso".

Dalla premesse alla conclusione: 24 anni di reclusione è la richiesta di pena per l'ottantenne favarese Vincenzo Galiano, reo confesso dell'omicidio di Baldassare Contrino, ucciso a 73 anni il 2 luglio del 2018, a colpi di pistola. L'imputato, in ogni caso, ha sempre ribadito di essersi difeso dall'ennesima aggressione, con tanto di colpi di ascia in testa. L'omicidio è avvenuto in contrada Caltafaraci, fra Agrigento e Favara. Contrino si trovava su un trattore e stava lavorando nella sua campagna. Galiano, secondo il pm Bisso che contesta la premeditazione, sapendo che avrebbe trovato il suo rivale là, prese la pistola, lo raggiunse e gli sparò al torace uccidendolo. "Ha fatto un percorso diverso", ha sottolineato.

Galiano ha sempre sostenuto di essere stato aggredito dalla vittima, sia il giorno dell'omicidio che in passato: una violenza gratuita, in parte confermata da alcuni parenti e conoscenti dei due protagonisti durante il dibattimento, dettata forse dal fatto che era spesso ubriaco.

Galiano, secondo cui l’incontro che precedette l’omicidio sarebbe stato casuale in quanto stava rientrando a casa, quel giorno avrebbe sparato due colpi di pistola, di cui solo uno andato a segno, per uccidere il conoscente. Poi avrebbe gettato l’arma, detenuta illegalmente, nel cassone del trattore e sarebbe andato a casa dove i carabinieri, subito dopo, andarono ad arrestarlo. La Procura contesta pure l’aggravante dei futili motivi. "La traiettoria dall'alto verso il basso - ha spiegato il pm - conferma che ha sparato per ucciderlo".

Il magistrato della Procura ha aggiunto: "I contrasti erano noti a tutti perchè avvenuti pure in piazza, in paese pare si assistesse allo spettacolo anzichè denunciare". Il pm Chiara Bisso, in ogni caso, ha chiesto ai giudici della Corte di assise di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato, di concedere le attenuanti generiche "in ragione dell'età, delle condizioni di salute e del corretto comportamento processuale".

Dopo la requisitoria del pm, c'è stata l'arringa di parte civile dell'avvocato Calogero Raia, che assiste i familiari di Contrino e ha sollecitato la condanna dell'imputato sottolineando che "le sue parole intercettate in carcere confermano l'assenza di qualsiasi ravvedimento".

Il 22 gennaio toccherè ai difensori dell'imputato, gli avvocati Antonino Gaziano e Calogero Vetro, illustrare la loro arringa.

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