Prestito non restituito e droga non pagata: Quaranta ricostruisce i motivi dell'omicidio Bellavia

Il collaboratore di giustizia spiega come e perché il gruppo inizialmente coeso - e "dedito soprattutto al traffico di sostanze stupefacenti sull’asse Belgio-Favara", scrive il gip - si sarebbe scisso dando vita a due sottogruppi contrapposti

Il magazzino di via Fausto Coppi, a Favara, dove venne ucciso l'imprenditore Carmelo Bellavia

"Originariamente Nicotra, (omissis) e Bellavia erano tutti assieme, poi si sono divisi in due e dalla parte dei (omissis) c'era andato il Nicotra. So che Ciffa era vicino al gruppo dei (omissis). Mi fu detto che venne ucciso perché aveva sparato a Carmelo Bellavia, detto 'Carnazza'". E' il primo febbraio del 2018 quando il collaboratore di giustizia, con queste parole, ricostruisce come e perché il gruppo inizialmente coeso - e "dedito soprattutto al traffico di sostanze stupefacenti sull’asse Belgio-Favara", scrive il gip - si sarebbe scisso dando vita a due sottogruppi contrapposti. Il pentito riferisce ai magistrati della Dda di stare riportando "quanto confidatogli da Emanuele Ferraro e Carmelo Vardaro" - chiarisce, nell'ordinanza di custodia cautelare, il gip - .

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"Alla luce delle dichiarazioni rese dal collaboratore Giuseppe Quaranta - scrive il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palermo - nell’autunno 2014, (omissis) prestava un’ingente somma di denaro a Carmelo Bellavia, detto Melu Carnazza, con cui era legato da  tempo in attività illecite connesse al traffico di sostanze stupefacenti, per consentirgli di iniziare l’attività di commercializzazione di bibite. I due, poi, entravano in contrasto sia per il recupero della somma di denaro oggetto del prestito, che Bellavia non restituiva, sia per ottenere il pagamento di una partita di sostanza stupefacente, inviata a Bellavia Carmelo nell’ambito di consolidati rapporti inerenti il traffico di droga e da quest’ultimo mai pagata - scrive il gip - . A seguito di tale contrasto si verificava una violenta lite tra i due mentre si trovavano in Romania. Tali circostanze determinavano in (omissis) la decisione di uccidere Carmelo Bellavia". E' il 28 gennaio del 2015 quando, in via Fausto Coppi a Favara, l'imprenditore Carmelo Bellavia, allora cinquantunenne, viene freddato all'interno di un magazzino adibito a deposito di bibite. Quel delitto venne inquadrato, fin da subito, come omicidio di mafia perché Carmelo Bellavia era il padre di Calogero, il vivandiere del boss Gerlando Messina arrestato, a Favara il 23 ottobre del 2010, proprio seguendo il giovane. 

Nel successivo interrogatorio del 6 aprile 2018, Quaranta è ancora più dettagliato. "Le dichiarazioni che Quaranta rendeva consentivano di analizzare gli eventi criminosi, che erano in pieno svolgimento in quei giorni (si ricordi che si erano verificati già tre omicidi e due tentati omicidi ed un altro omicidio – quello di Ferraro Emanuele che aveva discusso di tali fatti delittuosi con il collaboratore - si sarebbe verificato qualche giorno dopo dette dichiarazioni), sotto altra luce" - scrive il gip Guglielmo Nicastro - .

La Dda di Palermo non ha avanzato per gli attuali sospettati dell'omicidio di Carmelo Bellavia nessuna richiesta cautelare. "Seppure le dichiarazioni di Quaranta appaiono intrinsecamente attendibili (e assolutamente compatibili con la intera ricostruzione della faida), non sono stati - scrivono i magistrati - acquisiti i riscontri individualizzati". 

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