Ucciso sul trattore dopo ennesima lite, parola al pm per la requisitoria

Arrivato agli sgoccioli il processo per l'omicidio del 73enne Baldassare Contrino, l'ottantenne Vincenzo Galiano ha sempre sostenuto di avere agito per legittima difesa

Il luogo dell'omicidio, nel riquadro l'imputato

Istruttoria, di fatto, chiusa al processo per l'omicidio di Baldassare Contrino, ucciso a 73 anni il 2 luglio del 2018, a colpi di pistola, dall'ottantenne favarese Vincenzo Galiano che, in ogni caso, ha sempre ribadito di essersi difeso dall'ennesima aggressione, con tanto di colpi di ascia in testa. La Corte di assise di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato, ha programmato per il 4 dicembre la requisitoria del pubblico ministero Chiara Bisso e l'arringa di parte civile dell'avvocato Calogero Raia che assiste i familiari della vittima.

Poi sarà programmata un'ulteriore udienza per le arringhe degli avvocati Antonino Gaziano e Calogero Vetro, difensori dell'imputato. Proprio il legale di parte civile, all'udienza precedente, aveva replicato all'imputato chiedendo un'ulteriore prova. "Non si trattò di legittima difesa ma di un omicidio premeditato, l'imputato è andato appositamente a trovare la sua vittima per ucciderla tanto che il percorso fatto non corrisponde a quello più breve per rientrare a casa".

L'avvocato Raia, quindi, aveva chiesto ai giudici di disporre una perizia sulla mappatura del percorso "per verificare se il passaggio nella strada di campagna, dove la vittima stava lavorando sopra un trattore, è stato obbligato per l'imputato oppure, come appare evidente, è andato appositamente a cercarlo per ucciderlo". La Corte di assise presieduta da Alfonso Malato non ha ancora emesso alcuna ordinanza sul punto ma ha anticipato al pm che, in ogni caso, nella successiva udienza dovrà illustrare la sua requisitoria.

L'omicidio è avvenuto in contrada Caltafaraci, fra Agrigento e Favara, dopo una lunga serie di contrasti pregressi. Contrino si trovava su un trattore e stava lavorando nella sua campagna. Galiano, secondo il pm Bisso che contesta la premeditazione, sapendo che avrebbe trovato il suo rivale là, prese la pistola, lo raggiunse e gli sparò al torace uccidendolo. L’imputato ha sempre sostenuto di essere stato aggredito dalla vittima, sia il giorno dell'omicidio che in passato: una violenza gratuita, in parte confermata da alcuni parenti e conoscenti dei due protagonisti durante il dibattimento, dettata forse dal fatto che era spesso ubriaco.

Galiano, secondo cui l’incontro che precedette l’omicidio sarebbe stato casuale in quanto stava rientrando a casa, quel giorno avrebbe sparato due colpi di pistola, di cui solo uno andato a segno, per uccidere il conoscente. Poi avrebbe gettato l’arma, detenuta illegalmente, nel cassone del trattore e sarebbe andato a casa dove i carabinieri, subito dopo, andarono ad arrestarlo. La Procura contesta pure l’aggravante dei futili motivi. 

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