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"E' andato a cercare la sua vittima per ucciderla", parte civile chiede perizia sul percorso

La difesa dei familiari di Baldassare Contrino, assassinato dall'ottantenne reo confesso Vincenzo Galiano, sollecita una consulenza sulla mappatura: "Non è stato un incontro casuale"

La difesa di parte civile insiste: "Non si trattò di legittima difesa ma di un omicidio premeditato, l'imputato è andato appositamente a trovare la sua vittima per ucciderla tanto che il percorso fatto non corrisponde a quello più breve per rientrare a casa".

L'avvocato Calogero Raia, che assiste i familiari di Baldassare Contrino, ucciso a 73 anni il 2 luglio del 2018, a colpi di pistola, dall'ottantenne favarese Vincenzo Galiano, ha chiesto ai giudici di disporre una perizia sulla mappatura del percorso "per verificare se il passaggio nella strada di campagna, dove la vittima stava lavorando sopra un trattore, è stato obbligato per l'imputato oppure, come appare evidente, è andato appositamente a cercarlo per ucciderlo".

La Corte di assise presieduta da Alfonso Malato deciderà all'udienza del 13 novembre. In questa circostanza pure il pm Chiara Bisso e i difensori dell'imputato - gli avvocati Antonino Gaziano e Calogero Vetro - potranno chiedere eventuali prove suppletive.

Per il resto l'istruttoria dibattimentale è chiusa. L'omicidio è avvenuto in contrada Caltafaraci, fra Agrigento e Favara, dopo una lunga serie di contrasti pregressi. Contrino si trovava su un trattore e stava lavorando nella sua campagna. Galiano, secondo il pm Bisso che contesta la premeditazione, sapendo che avrebbe trovato il suo rivale là, prese la pistola, lo raggiunse e gli sparò al torace uccidendolo.

L’imputato ha sempre sostenuto di essere stato aggredito dalla vittima, sia il giorno dell'omicidio - in cui fu ferito con un'ascia alla testa - che in passato: una violenza gratuita, in parte confermata da alcuni parenti e conoscenti dei due protagonisti durante il dibattimento, dettata forse dal fatto che era spesso ubriaco.

Galiano, secondo cui l’incontro che precedette l’omicidio sarebbe stato casuale in quanto stava rientrando a casa, quel giorno avrebbe sparato due colpi di pistola, di cui solo uno andato a segno, per uccidere il conoscente. Poi avrebbe gettato l’arma, detenuta illegalmente, nel cassone del trattore e sarebbe andato a casa come se nulla fosse successo attendendo i carabinieri che, dopo pochi minuti, andarono ad arrestarlo. La Procura contesta pure l’aggravante dei futili motivi

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