Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

Netturbino accusato di avere violentato la figlia, tenente in aula: "La pistola? Mai trovata"

La presunta vittima ha raccontato di essere stata minacciata con l'arma, l'ufficiale dell'Arma ha coordinato la perquisizione che non ha portato al rinvenimento

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"Abbiamo eseguito una perquisizione nell'abitazione dell'imputato perchè la figlia, fra le altre cose, ci aveva riferito di essere stata minacciata con l'uso di una pistola. All'interno dell'appartamento, però, l'arma non è stata mai trovata". 

Lo ha detto il tenente dei carabinieri Giovanni Casamassima deponendo al processo a carico di un netturbino cinquantunenne, arrestato il 10 gennaio del 2019 e poi tornato libero per scadenza dei termini, con le accuse di violenza sessuale e maltrattamenti ai danni della figlia. 

Il dibattimento è giunto alle battute iniziali davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara. Fre le accuse anche quella di avere colpito la figlia a calci e pugni per stordirla e violentarla. Gli abusi sarebbero avvenuti anche in presenza dei tre nipoti in tenera età o con la minaccia della pistola.

L'ufficiale, rispondendo al pubblico ministero Alessandra Russo, ha raccontato che le indagini, nelle battute iniziali, si concentrarono sulla ricerca dell''arma che non fu mai trovata. A processo sono finiti anche la moglie e due cognati del principale imputato, accusati di favoreggiamento per avere mentito al pm durante le indagini con l'obiettivo di garantire l'impunità al presunto "mostro". Altri due figli del netturbino, difeso dall'avvocato Davide Casà (gli altri imputati sono assistiti dall'avvocato Salvatore Cusumano), inizialmente indagati per gli stessi fatti, per il momento non sono finiti a processo.

Proprio le modalità dell'interrogatorio e i cosiddetti "avvisi di legge" fatti ai familiari quando sono stati ascoltati durante le indagini, sono stati oggetto della deposizione del brigadiere Francesco Scimè. Infine sono stati sentiti pure un medico, che ha eseguito dei tamponi per verificare eventuali abrasioni o segni di violenza e una psicologa che l'ha assistita nella fase della denuncia. 

Il 2 marzo saranno sentiti altri testi del pm Alessandra Russo. 

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