"Nasconde redditi per 900 mila euro per non pagare le imposte", imprenditore dal gup

La Procura chiede il rinvio a giudizio per il 63enne Giovanni Scibetta, accusato pure di avere occultato la documentazione contabile dell'azienda per tre anni

Il tribunale di Agrigento

Nasconde ricavi per poco meno di 900mila euro per evadere Iva e Ires e distrugge le scritture contabili per non consentire la ricostruzione patrimoniale dell'azienda: imprenditore agrigentino finisce ancora a processo. Si tratta di Giovanni Scibetta, 63 anni, favarese, liquidatore della società "F.lli Scibetta S.r.l.", che si occupa di commercio all'ingrosso e al dettaglio di bevande nel capoluogo e nella stessa Favara. Secondo quanto ipotizza la Procura, che ha chiesto il rinvio a giudizio, l'imputato, anche nella qualità di legale rappresentante della società a responsabilità limitata messa in liquidazione dal dicembre del 2012, al fine di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto, aveva omesso di presentare, entro i termini di legge, la prescritta dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e dell'Iva per l'anno 2012.

In questo modo, sostiene l'accusa, avrebbe superato la soglia dell'imposta evasa prevista, in quanto non avrebbe dichiarato ricavi per 899mila euro, con una base imponibile netta di 636mila euro con una conseguente evasione ipotizzata di 60.000 euro di Iva e di 175mila euro di Ires.

La denuncia nei confronti di Scibetta, che ha nominato come difensore l'avvocato Emilio Dejoma, è scattata il 30 dicembre del 2013 in seguito a un controllo eseguito dalla Guardia di Finanza. La vicenda è stata accorpata con gli esiti di un altro accertamento, eseguito nel 2017 sulla documentazione aziendale della società.

Scibetta, secondo quanto ipotizza la Procura che gli contesta un'ulteriore violazione del decreto legislativo in materia di imposte, al fine di evadere quelle sui redditi e sul valore aggiunto, avrebbe occultato o distrutto le scritture contabili e la documentazione fiscale, di cui è obbligatoria la conservazione proprio per consentire la ricostruzione del patrimonio, per gli anni 2012, 2013 e 2014.

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La denuncia, per quest'ultimo fatto, è scattata il 20 settembre del 2017. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio e l'udienza preliminare, davanti al giudice Luisa Turco, è stata fissata per il 23 novembre. 

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