Cronaca Favara

Giro di eroina fra Favara e Palermo, maresciallo in aula: "Ecco come partì l'indagine"

Il sottufficiale rivela che il segmento investigativo che ha portato al processo scaturiva da un'intercettazione sospetta su un indagato

"L'indagine nasce dal contenuto di alcune intercettazioni disposte nell'ambito di un'altra inchiesta per droga, abbiamo capito che c'erano dei contatti più capillari ed esteso gli accertamenti che ci hanno consentito di risalire al giro di eroina". 

Con l'audizione del maresciallo dei carabinieri Nicola Moretto, all'epoca dei fatti in servizio alla tenenza di Favara, è iniziato, 12 anni dopo i fatti, il processo a carico di quattro imputati ai quali si contesta di avere messo in piedi un giro di eroina fra Favara e il capoluogo dell'Isola.

Gli imputati, davanti al giudice monocratico di Palermo, sono Salvatore Caramanno, 42 anni; Lorenzo Di Dio, 29 anni; Lorenzo Cardile, 37 anni e Giuseppe Matina, 50 anni; tutti di Favara. I fatti sono molto vecchi e risalgono al 2009. Il gruppo avrebbe fatto la spola fra Favara e Palermo per rifornirsi la droga, facendo anche attenzione a curare gli aspetti logistici ed eludere i controlli delle forze dell'ordine.

Le indagini, eseguite con sistemi tradizionali di appostamenti e intercettazioni, avrebbero consentito di individuare i singoli ruoli dei vari imputati, alcuni dei quali già coinvolti in vicende analoghe. Il maresciallo ha ricostruito le indagini che si sono sviluppate in maniera quasi esclusiva sulla base delle intercettazioni. "Parlavano in codice - ha aggiunto Moretto - usando termini come ciliegie, copertoni, olio e olive".

Nel 2017 la difesa aveva sollevato la prima eccezione che aveva portato all'annullamento del processo perchè si era arrivati davanti al giudice monocratico senza passare dall'udienza preliminare come, invece, era necessario trattandosi di reati la cui pena prevista è superiore ai quattro anni.

Nei mesi scorsi i difensori, gli avvocati Angelo Benvenuto e Salvatore Cusumano, hanno sollevato nuove questioni, fra cui l'incompetenza territoriale sostenendo che il gruppo, secondo l'ipotesi accusatoria, avrebbe operato in prevalenza nell'Agrigentino tanto che, quindi, il processo non si sarebbe dovuto celebrare al tribunale di Palermo. Chiesta anche la dichiarazione di nullità dei capi di imputazione “perché estremamente generici, tali da non consentire un corretto esercizio del diritto di difesa nei confronti degli imputati”.

Richieste che sono state disattese fino all'inizio del dibattimento: il rischio fondato è quello che la prescrizione possa cancellare le accuse prima che si possa arrivare a un pronunciamento dei giudici. 

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