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“Favara for Ukraine” un anno dopo: solo 9 dei 53 profughi hanno scelto di rimanere in Sicilia

Quella del "Pullman di Carla” fu una delle prime missioni umanitarie condotte in Italia per aiutare le persone in fuga dalla guerra

“Un anno dopo la missione, rimane invariato il forte senso di comunità che abbiamo visto come, in quella occasione, ha saputo coalizzarsi in nome della solidarietà. Ad oggi sono rimasti a Favara quattro famiglie di ucraini che si stanno integrando, i bambini stanno frequentando le scuole e i ragazzi sono ormai inseriti in quella comunità che li ha accolti e che continua a sostenerli”.  Queste dai microfoni di AgrigentoNotizie sono state le parole di Florinda Saieva, che per conto della figlia Carla, esattamente un anno fa, ha guidato la spedizione umanitaria “Favara for Ukraine” portando in salvo cinquantatré profughi ucraini in fuga dalla guerra.

L’intera comunità si mobilitò per riempire di beni di necessità quel pullman voluto dalla studentessa favarese. Un viaggio lungo circa sei mila chilometri  di cui anche AgrigentoNotizie è stata parte attiva. La guerra era scoppiata da poco meno di un mese e dall’Ucraina, milioni di persone fuggivano a piedi per raggiungere l’Europa. L’autobus di “Carla”per certi aspetti, ha rappresentato  la salvezza per le cinquantatré persone che sono state adottate da diverse famiglie agrigentine e non solo. Un anno dopo, molte di queste sono tornate in patria o hanno raggiunto i familiari in altre località europee.

Attualmente sono solo nove i profughi che, con molta probabilità, hanno scelto di stabilirsi a Favara per provare a ricominciare a vivere in una terra che ha nel suo Dna, il valore dell’accoglienza. 

L'anziana con le ciabatte fucsia, i bambini con la febbre alta e quel lungo viaggio per ridare il sorriso: il reportage delle emozioni

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