"Dammi i soldi o ti schiaccio con la macchina", ex datore di lavoro di Gessica Lattuca a processo

Il sessantenne Gaspare Volpe è imputato di estorsione, vittima in aula: "Consigliai mio fratello di pagare ed evitare guai"

“Appena ti incontro per strada ti schiaccio con la macchina… ti ammazzo quando mi capiti davanti”. Il favarese Gaspare Volpe, noto anche per essere stato il titolare del bar dove lavorava Gessica Lattuca, la ragazza di 28 anni scomparsa nel nulla dall’agosto dell’anno scorso, sospettato di averla inserita in un giro di prostituzione, finisce a processo per l’accusa di estorsione e tentata estorsione. Il dibattimento è giunto alle battute iniziali davanti al collegio di giudici presieduto da Wilma Angela Mazzara e ieri mattina è stato il turno della deposizione di una delle vittime.

Il pubblico ministero Chiara Bisso aveva chiesto il suo rinvio a giudizio e quello di un altro favarese, Angelo Stagno, 30 anni, accusato di detenzione e fini di spaccio, che ha definito la sua posizione separatamente: le accuse nei suoi confronti scaturiscono dal contenuto delle intercettazioni che gli inquirenti hanno disposto dopo la denuncia delle presunte vittime di estorsione. Volpe, assistito dall’avvocato Carmen Augello, non ha scelto giudizi alternativi ed è stato rinviato a giudizio. Gli episodi al centro del processo riguardano il periodo compreso fra il 2012 e il 2015. Volpe aveva commissionato alcuni lavori edili nella sua casa di campagna nella quale subì un furto.

La sua convinzione sarebbe stata quella che a commetterlo era stato uno degli operai. Per questo avrebbe iniziato a minacciarlo di morte per costringerlo a dargli dei soldi. L’uomo, intimorito dall'aggressività di Volpe, che gli avrebbe prospettato che lo avrebbe ucciso investendolo con l’auto, si sarebbe fatto prestare 2.000 euro dai due fratelli e glieli avrebbe consegnati. Le richieste del commerciante sarebbero proseguite anche dopo, per due anni, con richieste economicamente inferiori ma con gravi minacce, talvolta fattegli arrivare attraverso la compagna della vittima che, questa volta, decise di denunciarlo facendo scattare l’indagine. "Ho dato 1.000 euro - ha detto ieri una delle vittime in aula - perché era meglio chiuderla là. Glieli consegnai in un bar, dissi a mio fratello di assecondare le sue richieste".
 

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