Cronaca Favara

Blitz "Mosaico" e il duplice tentato omicidio, l'inchiesta: "Nicotra tacque la presenza di Distefano"

Il favarese agli investigatori: “Io all’interno del garage ero da solo, con me non c’era nessun ragazzo … ribadisco che ero da solo”. Il gip: "Tracce di sangue rinvenute sui luoghi"

“Io all’interno del garage ero da solo, con me non c’era nessun ragazzo … ribadisco che ero da solo”. E’ il 25 maggio del 2017 – due giorni dopo il duplice tentato omicidio di via Torino a Favara – quando Carmelo Nicotra (una delle vittime mancate) riferisce questo alla polizia giudiziaria. “Circostanza smentita dalle immagini video” – rileva però il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palermo che ha firmato le 7 ordinanze che compongono l’operazione “Mosaico”. Carmelo Nicotra, arrestato in Belgio, è accusato infatti anche di favoreggiamento pluriaggravato e di detenzione e porto illegale di arma.

Il duplice tentato omicidio, il pentito Quaranta: "Il bersaglio era Maurizio Distefano"

“Anche questo doveva essere un omicidio di ritorsione contro i Distefano, anzi loro credevano che Maurizio fosse insieme a Nicotra". A fare chiarezza, con le dichiarazioni del primo febbraio del 2018 e del 6 aprile dello stesso anno, sul duplice tentato omicidio è stato il collaboratore di giustizia Giuseppe Quaranta secondo il quale "il reale bersaglio dell'agguato era - ricostruisce il giudice per le indagini preliminari, Gugliemo Nicastro, - Maurizio Distefano che i killer credevano fosse insieme a Nicotra. Circostanza che effettivamente veniva riscontrata - prosegue il gip - dalla analisi delle tracce di sangue rinvenute sui luoghi".

“Con chiarezza si evince la ferma volontà del Nicotra non soltanto di tacere agli inquirenti – ha scritto sempre il gip - la presenza a Favara del Distefano (“Furia”), soprattutto al momento dell’agguato, ma anche di sviare ed ostacolare le indagini avviate sul tentato omicidio”.

Blitz "Mosaico", le intercettazioni: "Con la Panda blu, quella sera, me ne sono andato a sparare"

Nicotra, stando sempre a quanto emerge dalle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, avrebbe affermato di “non sapere chi gli aveva prestato soccorso” e di “intrattenere solo un mero rapporto di saluto con i Distefano”.

Secondo il giudice per le indagini preliminari c’è però uno “stridente contrasto con quanto confidato dallo stesso Nicotra (nella conversazione intercettata in ospedale)” e la seconda affermazione “è smentita dai servizi tecnici e dalla circostanza che l’indagato aveva lavorato nel  panificio, in Belgio, di proprietà di un compare”.

Discutendo sempre dell’agguato – è il 26 maggio del 2017 – viene intercettata la conversazione secondo quale Nicotra, quella sera, sarebbe stato armato. Alla domanda rivoltagli: “Ma niente avevi?”, le cimici registrano la risposta di Nicotra: “La pistola avevo! E che minchia mi potevo immaginare che… minchia… io sono sceso... ho visto una macchina, ho aperto il magazzino e sono entrato nella macchina… bastardi! Se io vedevo che c’era il Fiorino, siccome era messo nella traversa il Fiorino, non lo vedevo!”. 

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