Traffico di cocaina nel centro storico di Favara, chieste cinque condanne

Il pm propone pene per complessivi trenta anni di carcere per gli imputati dell'operazione "Fortino"

Gli arrestati dell'operazione Fortino

Cinque condanne per complessivi trenta anni di carcere: sono stati chiesti dal pubblico ministero Paola Vetro a conclusione della requisitoria del processo scaturito dall’operazione antidroga “Fortino”.

Gli inquirenti l’hanno chiamata così perché i pusher del centro storico di Favara, per sviare le forze dell’ordine, avrebbero utilizzato persino un jammer per disturbare le eventuali intercettazioni dei carabinieri e, inoltre, per allontanare i sospetti ed evitare i controlli, si sarebbero serviti della presenza di bambini.

La pena più alta – 10 anni di reclusione – è stata chiesta per Emanuele Di Dio, 41 anni; 9 anni per Salvatore Stagno, 46 anni; 4 anni e 6 mesi per Abass Bukary di 25 anni (unico ghanese imputato, gli altri quattro sono favaresi); 3 anni e 4 mesi sono stati proposti per Rosario Crapa. 30 anni; 3 anni, infine, per lo zio di quest’ultimo, Massimo Crapa, 45 anni. Il gup Alessandra Vella, davanti alla quale si celebra il processo con rito abbreviato, dopo le arringhe dei difensori (gli avvocati Salvatore Cusumano, Antonio Bordonaro e Salvatore Maurizio Buggea), ha rinviato il processo al 22 aprile per emettere il verdetto.

L’indagine, approdata in aula per il processo, ormai prossimo alla conclusione, ipotizzava l’esistenza di due gruppi di presunti pusher che si erano quasi impossessati - secondo quanto ipotizza l'accusa - del centro storico di Favara: delle viuzze alle spalle di piazza Cavour dove smerciavano, con tutta la prudenza del caso, eroina e hashish. All’alba del 4 luglio dell’anno scorso, in esecuzione di un provvedimento di fermo di indiziato di delitto, è scattata l'operazione antidroga "Fortino".

A rivolgersi ai presunti pusher sarebbero stati degli studenti all’uscita da scuola o i frequentatori di pub e locali, all’ora dell’aperitivo. 

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