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Venerdì, 1 Marzo 2024
Aperta inchiesta / Favara

Colpi di pistola contro l'auto e la saracinesca del garage: intimidito imprenditore edile

Tre i bossoli di una calibro 7,65 che sono stati ritrovati e sequestrati, dai carabinieri, in una strada. Recuperata anche una ogiva deformata all'interno dell'abitacolo della jeep

Un colpo di pistola contro l’auto, una Jeep Compass, e uno sul telaio della saracinesca di ferro dello stabile innanzi al quale la macchina era stata lasciata parcheggiata. Sono stati tre i colpi esplosi – perché tre bossoli di una calibro 7,65 sono stati ritrovati e sequestrati dai carabinieri – in una strada poco distante dal centro di Favara. Un’inequivocabile intimidazione che ha avuto a bersaglio un imprenditore edile quarantaseienne di Favara.

A rivolgersi, domenica mattina, ai carabinieri, riferendo quanto suo malgrado aveva scoperto, è stato lo stesso imprenditore. Poco prima aveva infatti ritrovato un foro, provocato da un’arma da sparo, sullo sportello anteriore destro della propria Jeep Compass. Subito è scattato il sopralluogo dei militari dell’Arma della tenenza di Favara che sono coordinati dal comando compagnia di Agrigento.

Ed è proprio durante questa verifica che i carabinieri hanno rinvenuto, per strada, nelle adiacenze del veicolo, tre bossoli di una calibro 7,65. Bossoli che sono stati naturalmente sequestrati e che dovranno, adesso, essere esaminati dagli specialisti dell’Arma.

All’interno dell’abitacolo della Jeep è stata, poi, ritrovata un’ogiva deformata e un ulteriore foro è stato scoperto, sempre dai carabinieri della tenenza cittadina appunto, sul telaio della saracinesca di ferro dello stabile di proprietà dell’imprenditore edile.

I carabinieri hanno subito avvisato il sostituto procuratore di turno che ha aperto un fascicolo d’inchiesta a carico di ignoti. Immediatamente è stato dato il via all’attività investigativa. Nella zona dove è stata realizzata l’intimidazione, a quanto pare, non vi sarebbero telecamere di videosorveglianza, né pubbliche, né private. Gli impianti – di cui però Favara è veramente priva, così come è emerso anche in altri fatti di cronaca, - avrebbero naturalmente potuto dare il giusto input, velocizzando anche l’inchiesta.

I carabinieri, come procedura investigativa esige, hanno sentito l’imprenditore edile quarantaseienne. Inevitabilmente investigatori e inquirenti stanno cercando di capire se il favarese abbia avuto, nel recente passato, problemi o dissidi con qualcuno, magari per questioni lavorative o di appalti, e se abbia, o meno, dei sospetti. Non filtra nessuna indiscrezioni al riguardo. Anzi le bocche di investigatori e inquirenti sono sigillate. Nessuno, poi, in quella zona, avrebbe visto, né sentito nulla. Anche se non è ben chiaro come si faccia a non sentire tre colpi di pistola.

A Favara, realtà assai complessa, era da diverso tempo che non si registravano intimidazioni simili. Di recente, tre colpi di pistola vennero esplosi contro la Renault Clio utilizzata da un trentatreenne di Canicattì. E da quest’intimidazione, qualche giorno dopo, si arrivò al sequestro di 327 grammi di cocaina e 14.800 euro in contanti e un ventiseienne, sempre di Canicattì, venne arrestato. Tutt’altra storia naturalmente. In tutto l’Agrigentino sono gli incendi auto ad avere la maggiore quando, per un motivo o un altro, si mettono a segno avvertimenti.

Sula vicenda è intervenuto anche il sindaco di Favara, Antonio Palumbo: "Non è pensabile e accettabile che a Favara possano continuare a tuonare le pistole. Basta. Non intendo entrare nel merito delle ultime vicende, rispetto alle quali faranno spero presto chiarezza gli inquirenti, ma da primo cittadino tornerò a chiedere con forza una maggiore presenza dello Stato nella nostra città. C'è ancora troppa gente convinta che la violenza sia una lingua accettabile, e noi siamo qui a dire a tutti loro che non c'è più spazio a Favara per gente così. Favara non vi vuole, Favara non può più permettersi di rimanere ancorata ad un'arretratezza culturale che genera a sua volta miseria, degrado, distruzione. Non posso quindi che invitare i cittadini alla collaborazione con le forze dell'ordine, in questo caso e in altri: denunciare chi commette reati non è un atto di cui vergognarsi, è anzi un dovere che abbiamo innanzitutto con i nostri figli, perché possano avere, qui nella città in cui sono nati, un futuro diverso".

(articolo aggiornato alle ore 12)

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