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Il verdetto / Favara

"Distrusse scritture contabili dell'azienda in vista del fallimento": la prescrizione cancella la condanna e salva un imprenditore

ll trentaduenne era accusato di avere provocato un crac da oltre 250mila euro: in primo grado gli erano stati inflitti 2 anni di reclusione, poi ridotti a 6 mesi

Due anni in primo grado, sei mesi in appello e, infine, la sentenza della Cassazione di non doversi procedere per prescrizione dei reati. Il decorso del tempo spazza via le accuse a carico di un imprenditore di Favara - Gerlando Scibetta, 32 anni -, riconosciuto colpevole in un primo momento di una serie di condotte di bancarotta fraudolenta che avrebbero provocato il crac della sua azienda, che operava nel settore della commercializzazione di prodotti alimentari, per oltre 250mila euro.

In primo grado i giudici della seconda sezione penale del tribunale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, gli avevano inflitto 2 anni di reclusione ritenendolo colpevole di avere fatto sparire i beni dell'azienda e occultato le scritture contabili con la finalità di impedire al curatore di ricostruire il patrimonio e, soprattutto, far sparire le risorse destinate a creditori ed erario.

"Distrusse scritture contabili ma non fece sparire i beni dell'azienda": ridotta condanna a imprenditore

La Corte di appello di Palermo presieduta da Luciana Caselli aveva accolto gran parte delle tesi sostenute dal difensore, l'avvocato Emilio Dejoma, e aveva ridotto la pena, condannandolo solo per avere occultato alcune scritture contabili.

L'imputato, in qualità di amministratore della Ge.Al. Market srl, società che operava nel campo della distribuzione alimentare, era accusato di avere fatto sparire dalla società beni per circa 35.000 euro e, in particolare, un carrello elevatore del valore di circa 29.000 euro e due transpallet (macchinari che servono per la movimentazione della merce) del valore di circa 2.500 euro ciascuno. 

La società fu dichiarata fallita, con sentenza del tribunale di Agrigento, il 3 marzo del 2016 e ha chiuso con un default di oltre 253 mila euro.

"Fece sparire i beni dell'azienda in vista del fallimento", condannato imprenditore

Scibetta, in particolare, in appello era stato condannato per avere fatto sparire le scritture contabili, che il curatore fallimentare - sostiene l'accusa - non trovò, "per non consentire la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari". Una tecnica abbastanza comune che serve a “svuotare” le imprese in vista della dichiarazione di fallimento in seguito alla quale i beni dell'azienda vengono ripartiti fra i creditori.  

La prescrizione, adesso, ha cancellato la pena residua. 

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