"Appalto milionario truccato al Comune di Favara": reato prescritto per dodici imputati, un'assoluzione

Il decorso del tempo, circa un decennio, ha cancellato i reati: al centro dell'inchiesta c'è la presunta turbativa della gara per lavori di consolidamento e riqualificazione degli orti urbani

I giudici della prima sezione penale, presieduta da Alfonso Malato, hanno emesso una sentenza di assoluzione e tredici di "non doversi procedere" per avvenuta prescrizione dei reati nell'ambito dell'inchiesta “Kainè trapeza", che avrebbe fatto luce su un presunto appalto milionario truccato al Comune di Favara. Nella lista degli imputati ci sono imprenditori, dipendenti di aziende, pubblici ufficiali incaricati delle procedure di appalto e componenti delle commissioni di gara. L’inchiesta, il 7 febbraio del 2013, ha fatto scattare tre arresti.

Il decorso del tempo, circa un decennio, ha cancellato i reati: lo stesso pubblico ministero, al termine della requisitoria, aveva chiesto che venisse emessa una sentenza di non doversi procedere per prescrizione dei reati. 

In questo troncone erano imputati in quattordici, fra imprenditori e pubblici funzionari del Comune di Favara e dell’Urega che hanno avuto un ruolo nella procedura di aggiudicazione dell’appalto. Si tratta di: Nicolò Costanza, 56 anni di Favara; Benito Borella, 82 anni di Cadeo (Piacenza); Carlo Borella, 56 anni, di Messina; Zelinda Borella, 60 anni, di Siracusa; Stefano Composto, 60 anni. di Milazzo; Ignazio Puccio, 67 anni, di Porto Empedocle; Giacomo Sorce, 57 anni di Favara; Luigi Infantino, 42 anni, di Agrigento; Giovanni D’Angelo, 48 anni, di Messina; Alfredo Allevato, 57 anni, di Cosenza; Maria Maddalena Pagano, 45 anni, di Palermo; Giuseppe Sgarito, 50 anni, di Favara; Giuseppe Bentivegna, 54 anni, di Piazza Armerina; Filippo Iannello, 54 anni, di Serradifalco e Marco Monteleone, 44 anni.

L'unico assolto, "per non avere commesso il fatto" è Sgarito al quale si contestava di avere emesso delle fatture false, per operazioni inesistenti, con la finalità di celare la turbativa d'asta. Benito Borella, uno dei più noti costruttori siciliani, è morto l'anno scorso e i giudici hanno emesso una sentenza di non doversi procedere "per morte del reo" senza entrare nel merito di qualsiasi valutazione giuridica.

Al centro dell'inchiesta c'è la presunta turbativa della gara, bandita nel 2008 dal Comune di Favara, per lavori di consolidamento e riqualificazione degli orti urbani. Le ditte partecipanti avrebbero presentato lo stesso ribasso in modo da costringere l’Urega (l’ufficio regionale per l’espletamento delle gare) a procedere al sorteggio. La tesi della Procura è che in realtà i lavori sarebbero stati eseguiti anche dalla Gng che era tra quelle escluse.

"Privare un professionista della libertà - commenta l'avvocato Salvatore Pennica, difensore di Sorce insieme al collega Vincenzo Caponnetto - e chiedere la prescrizione del reato è inconciliabile con il giusto processo".

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