Appalto milionario truccato al Comune di Favara, il pm: "Reato prescritto per 14 imputati"

Nessuna richiesta di condanna al termine della requisitoria del processo scaturito dall'inchiesta "Kainè trapeza"

Il Comune di Favara

Non doversi procedere perché i reati sono prescritti: dopo sei anni dall’operazione, il processo scaturito dall’inchiesta “Kainè trapeza", che avrebbe fatto luce su un presunto appalto milionario truccato al Comune di Favara, potrebbe andare in archivio con un nulla di fatto. Il decorso del tempo, secondo il pubblico ministero che ieri pomeriggio ha concluso la sua requisitoria, ha cancellato tutto e le imputazioni non sono più punibili. Nella lista degli imputati ci sono imprenditori, dipendenti di aziende, pubblici ufficiali incaricati delle procedure di appalto e componenti delle commissioni di gara. L’inchiesta, il 7 febbraio del 2013, ha fatto scattare tre arresti.

In questo troncone, in corso davanti al collegio di giudici della prima sezione penale, presieduta da Alfonso Malato, sono imputati in quattordici, fra imprenditori e pubblici funzionari del Comune di Favara e dell’Urega che hanno avuto un ruolo nella procedura di aggiudicazione dell’appalto. Si tratta di: Nicolò Costanza, 56 anni di Favara; Benito Borella, 82 anni di Cadeo (Piacenza); Carlo Borella, 56 anni, di Messina; Zelinda Borella, 60 anni, di Siracusa; Stefano Composto, 60 anni. di Milazzo; Ignazio Puccio, 67 anni, di Porto Empedocle; Giacomo Sorce, 57 anni di Favara; Luigi Infantino, 42 anni, di Agrigento; Giovanni D’Angelo, 48 anni, di Messina; Alfredo Allevato, 57 anni, di Cosenza; Maria Maddalena Pagano, 45 anni, di Palermo; Giuseppe Sgarito, 50 anni, di Favara; Giuseppe Bentivegna, 54 anni, di Piazza Armerina; Filippo Iannello, 54 anni, di Serradifalco e Marco Monteleone, 44 anni.

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Al centro dell'inchiesta c'è la presunta turbativa della gara, bandita nel 2008 dal Comune di Favara, per lavori di consolidamento e riqualificazione degli orti urbani. Le ditte partecipanti avrebbero presentato lo stesso ribasso in modo da costringere l’Urega (l’ufficio regionale per l’espletamento delle gare) a procedere al sorteggio. La tesi della Procura è che in realtà i lavori sarebbero stati eseguiti anche dalla Gng che era tra quelle escluse.
 

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