Smercio di hashish e cocaina a Favara: quel cellulare perso che diventa la chiave di volta

Grazie al telefonino, i poliziotti della Squadra Mobile, hanno ricostruito lo spaccio. Il pm Sara Varazi: "Due donne si interfacciavano con più persone sia per garantirsi il rifornimento che per cogestire l'illegale attività di cessione di stupefacenti"

Un momento della conferenza stampa sull'operazione antidroga svoltasi in Questura

"Si interfacciavano con più persone sia per garantirsi il rifornimento che per cogestire l'attività di spaccio". Due donne sono state ritenute i "personaggi centrali della banda" che operava prevalentemente su Favara, spacciando nei pressi di luoghi ritenuti - dal codice penale - "sensibili" come una caserma. Lo smercio riguardava hashish soprattutto. Non si disdegnava la marijuana, ma per la maggiore andava - stando a quanto emerge dall'inchiesta, durata circa 2 anni, sviluppata dalla Squadra Mobile - l'hashish. Accertate, però, anche alcune cessioni - ne sono state accertate, dai poliziotti della Narcotici, ben 72 - di cocaina. Uno spaccio che avveniva "con sfrontatezza", "come se si trattasse di un'attività normale".   

"L'impianto probatorio è stato ampiamente riscontrato anche dal punto di vista oggettivo tanto con sequestro di sostanze stupefacenti quanto attraverso le dichiarazioni di persone informate sui fatti - ha spiegato, durante la conferenza stampa svoltasi in Questura, il sostituto procuratore Sara Varazi - . E' un risultato, ottenuto attraverso lo sforzo congiunto, di cui ci riteniamo orgogliosi". 

Blitz antidroga "Casuzza", ecco i nomi dei destinatari delle misure cautelari

"E' stata una indagine molto laboriosa che ha permesso di appurare che vi erano dedite diverse persone. Quello che emerge dalle indagini è anche la sfrontatezza degli indagati, come se si trattasse di un'attività normale - ha spiegato, sempre durante la conferenza stampa in Questura, il commissario capo Giovanni Franco, vice della Squadra Mobile - . L'indagine è stata svolta sia con metodo classico che con attività tecnica". Sulla "casuzza" - il fulcro dello spaccio - la Squadra Mobile è riuscita a piazzare anche delle telecamere che hanno immortalato l'andirivieni di auto e persone. 

Operazione antidroga fra città e provincia: eseguite 15 misure cautelari fra i 21 indagati

"L'attività investigativa ha avuto origine quasi in maniera accidentale, episodio che dimostra la professionalità degli agenti della sezione Antidroga della Squadra Mobile. Mentre si stava cercando di bloccare un soggetto, questa persona inizia a correre e perde il cellulare dal quale riusciamo a recuperare un quadro assolutamente chiaro delle attività di spaccio poste in essere da queste ragazze - ha spiegato, durante la conferenza stampa, il dirigente della Squadra Mobile: il vice questore aggiunto Giovanni Minardi - . Abbiamo dunque avviato un'inchiesta che è stata estesa nel corso del tempo. Siamo riusciti ad identificare i numerosi fornitori di droga e un numero importante di persone a cui questa droga veniva venduta. Ci sono state delle aggravanti: in alcuni casi c'è stata la cessione a dei minorenni, in altri casi lo spaccio è stato documentato nei pressi di luoghi sensibili". 

L'approvigionamento della droga avveniva nella stessa Favara e a Canicattì. Ma talvolta - stando a quanto è stato reso noto durante la conferenza stampa - le due ragazze andavano a Palermo per fare i "carichi" più rilevanti. L'acquisto riguardava i panetti di hashish - che, nelle intercettazioni, vengono anche chiamati "panini" - . Roba che poi veniva ceduta in dosi.    

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