Aggredito e sfregiato a morsi per un conto salato, riparte processo a padre e figlio

Due imprenditori, titolari di un’impresa di soccorso stradale, sono finiti a giudizio con l’accusa di minacce e lesioni volontarie gravissime.

La difesa degli imputati presenta una nuova lista dei testi in seguito all'azzeramento del processo, la parte civile si oppone e i giudici si riservano di decidere e lo faranno all'udienza del 10 febbraio. Una brutale aggressione con calci, pugni e persino un morso al volto, fra la guancia e il mento, che ha provocato uno sfregio permanente. Il processo riparte, dopo un cambio di sezione dovuto a problemi organizzativi, e i tempi si allungano anche perché la difesa, sulla base di una recentissima sentenza delle sezioni unite della Cassazione, aveva chiesto di presentare una nuova lista di testi. Due imprenditori, padre e figlio, titolari di un’impresa di soccorso stradale, sono finiti a processo con l’accusa di minacce e lesioni volontarie gravissime. I due imputati, difesi dall’avvocato Angelo Nicotra, sono Salvatore e Stefanino Pullara, 63 e 36 anni.

A raccontare la presunta aggressione, in una delle precedenti udienze, in aula, davanti ai giudici della seconda sezione presieduta da Wilma Angela Mazzara, erano state le presunte vittime, anche loro padre e figlio, che si sono costituite parte civile con l’assistenza dell’avvocato Giuseppe Barba. L’episodio al centro del processo risale al 26 novembre del 2012. Un giovane barista di Favara aveva avuto un incidente con l’auto senza conseguenze fisiche. L’auto, però, subì gravi danni. Per questo fu chiamata la ditta di Pullara che rimosse il mezzo e lo portò nel proprio deposito.

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L’auto sarebbe rimasta per tre settimane nel garage dell’impresa di Pullara fino a quando, dopo una serie di contatti telefonici, non fu concordato di portarla col carro attrezzi nell’abitazione di Zingarello dei proprietari. I problemi sorsero al momento di pagare il conto. 

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