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Aggressione a morsi per il conto del carro attrezzi, niente nuove prove: parola al pm

I giudici rigettano la richiesta della difesa di sentire in aula due carabinieri al processo a carico di padre e figlio

L'audizione in aula di due carabinieri che presero parte agli accertamenti successivi alla presunta aggressione, secondo i giudici della prima sezione penale, presieduta da Alfonso Malato, "non è indispensabile ai fini della decisione". 

Il collegio, quindi, rinvia l'udienza al 29 marzo per la requisitoria del pubblico ministero e le arringhe conclusive dei difensori di parte civile e imputati. Il processo è quello a carico di Salvatore e Stefanino Pullara, padre e figlio di 63 e 36 anni, accusati di avere compiuto una brutale aggressione con calci, pugni e persino un morso al volto, fra la guancia e il mento, che ha provocato uno sfregio permanente alla vittima.

I due imprenditori, titolari di un’impresa di soccorso stradale, in particolare sono finiti a processo con l’accusa di minacce e lesioni volontarie gravissime. L’episodio al centro del processo risale al 26 novembre del 2012. Un giovane barista di Favara aveva avuto un incidente con l’auto senza conseguenze fisiche. L’auto, però, subì gravi danni. Per questo fu chiamata la ditta di Pullara che rimosse il mezzo e lo portò nel proprio deposito. L’auto sarebbe rimasta per tre settimane nel garage dell’impresa di Pullara fino a quando, dopo una serie di contatti telefonici, non fu concordato di portarla col carro attrezzi nell’abitazione di Zingarello dei proprietari. I problemi sorsero al momento di pagare il conto.

“Ci chiesero diverse centinaia di euro, a noi sembrava eccessivo – aveva raccontato il giovane in aula, parte civile con l’assistenza dell’avvocato Giuseppe Barba – ma non pensavamo che si sarebbe arrivati a tanto. Sono venuti al bar ad aggredire mio padre a calci e pugni. Io sono uscito per aiutarlo e sono stato picchiato, Salvatore Pullara mi ha dato un morso in faccia lasciandomi lo sfregio”. 

L'avvocato Angelo Nicotra, difensore degli imputati, aveva chiesto, come prova suppletiva, di sentire in aula due carabinieri. I giudici, dopo l'opposizione del pm Elenia Manno e della difesa di parte civile, hanno rigettato la richiesta ritenendo che le prove raccolte nel dibattimento siano sufficienti.  

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